• Dopo gli arresti di Isola Capo Rizzuto. Legambiente: “L’antimafia deve reagire. Tutti insieme a Libera e alla Valle del Marro”
    Raccolto l'appello di Libera a presenziare al processo per i danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro
    04/12/2013 | Legambiente Calabria | Comunicato

    REGGIO CALABRIA – Gli uomini e le donne sbagliano, le idee restano con tutta la loro forza e il valore della speranza di cui sono portatrici. Legambiente Calabria prende atto con sorpresa e stupore della vicenda giudiziaria che coinvolge Caterina Girasole, arrestata con accuse gravissime. Non resta che confidare nel lavoro della magistratura, per fare definitiva chiarezza sull’operato del sindaco di Isola Capo Rizzuto. Comunque si concluda il procedimento che la vede coinvolta, resta l’amarezza. La reazione della Calabria onesta, dell’antimafia calabrese non deve  subire arretramenti. Un movimento – quello dell’antimafia – di cui la Girasole ha fatto parte insieme a tanti sindaci e tante sindache, riscuotendo apprezzamenti e sostegno anche dagli ambientalisti. Un’ombra inquietante sovrasta adesso l’operato di quella esperienza politica, di lavoro, di fatica e di impegno contro la ndrangheta e in difesa dei diritti dei cittadini. È inutile minimizzare, sono stati commessi degli errori, valutate con leggerezza persone e gruppi, ci si è orientati tenendo fede alle sirene mediatiche più che alla saggezza di chi vive il territorio nel quotidiano.

     

    Sarebbe però un errore esiziale quello di sparare ad alzo zero su un movimento che in questi anni ha compiuto passi da gigante. Occorre fare quadrato e ripartire. Per questo Legambiente Calabria raccoglie l’appello lanciato da Libera Piana: partecipare all’udienza contro Saverio Mammoliti, che si terrà il prossimo 6 dicembre a Reggio Calabria, per difendere l’esperienza della Valle del Marro. “Anche gli ambientalisti saranno come sempre al fianco della cooperativa di Libera Terra della Piana di Gioia Tauro – dichiara Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria – più volte vittima di attentati intimidatori da parte della ndrangheta. Quella fondata da don Pino Demasi è un simbolo vero e concreto dell’antimafia sociale, un esempio di come si possono combattere le cosche non solo con le parole, ma anche e soprattutto con i fatti, togliendo i patrimoni alle organizzazioni criminali e dando lavoro ai giovani del territorio. Una realtà che ci fa essere fiduciosi sul futuro della Calabria. Una realtà da difendere con forza”.