• Cultura. Lo storico teatro Siracusa rischia di chiudere, al suo posto un fast-food o un supermercato
    21/10/2014 | Associazione Culturale Ulysses, Reggio Calabria | Comunicato

    REGGIO CALABRIA – Cominciano a circolare voci allarmanti di chiusura e di cambio di destinazione d’uso dello storico teatro Siracusa di Reggio Calabria. Un fast food o un supermercato? Sarebbe una disfatta per la città dopo la chiusura dei cinema Moderno, Orchidea e Margherita. Uno spazio vitale per le compagnie locali e il pubblico giovanile, per il quale occorrerà che la nuova amministrazione civica, nell’ambito della realizzazione di una rete integrata di tutte le strutture culturali cittadine, si faccia carico di intervenire per inserire lo storico teatro in una rete dei poli culturali cittadini,anche con la partecipazione di privati. L’esistenza di un recente Decreto di vincolo del palazzo e del teatro Siracusa (n. 16 del 12/02/2013), ai sensi dell’art. 20 del Codice dei Beni Culturali non consente, fortunatamente, che l’immobile possa essere “adibito ad usi non compatibili con il suo carattere storico-artistico oppure tali da recare pregiudizio alla sua conservazione”.

     

    Le norme di protezione dei beni culturali questa volta hanno agito per tempo ma la città e le sue associazioni culturali dovranno comunque vigilare per non essere depauperate di uno spazio qualificato che, seppure di proprietà privata, ha ormai assunto una valenza di servizio pubblico. Il teatro Siracusa dopo il restauro è stato gestito fino al 2009 dall’A.R.Di.S. (Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio) per conto dell’Università Mediterranea, con una programmazione di stagioni di prosa, musica jazz e retrospettive cinematografiche di qualità, molto apprezzata dagli studenti universitari e da tutto il pubblico reggino. Di grande successo le consuete rassegne universitarie sperimentali di Mediterranea Teatro – Laboratorio “Le Nozze”, dirette dal compianto Renato Nicolini e da Marilù Prati. Dal 2010 la conduzione è passata alla Regione Calabria, che, tramite Bando emanato in data 16/3/2011 lo ha affidato lo stesso anno alla associazione temporanea di scopo (ATS) costituita dalla Fondazione “Horcynus Orca” (capofila), l’Università Mediterranea ed Alta Marea s.c.s. con una aggiudicazione che potrebbe essere prorogata fino al 2017. Ma pare che la Società affidataria non intenda rinnovare l’impegno oltre la stagione appena conclusa.

     

    Il Cinema Teatro “Siracusa” con annesso il Gran Caffè “Siracusa”, è stato progettato nel 1921 in stile liberty dagli ingegneri Barbaro e Canova, impreziosito all’interno da alcuni bassorilievi dello scultore reggino Ezio Roscitano, attivo a Parigi. All’incrocio tra il Corso Garibaldi e la via 2 settembre si apriva, ad angolo tondo, una porta girevole che consentiva l’ingresso al caffè, da dove si poteva accedere al Politeama, che si affaccia sul Corso con diversi ingressi. Prospiciente il Politeama, proprio dove oggi sorge la Cassa di risparmio, era stato realizzato un piccolo chalet, con il palchetto della musica che conferiva un aspetto suggestivo al giardinetto lussureggiante. Sul Corso, una ringhiera in ferro ornata di fiori, piuttosto bassa e munita di cancello, delimitava il marciapiedi dove tanta gente aveva l’abitudine di sostare per ascoltare la musica. I tavolini del Caffè-Cinema Siracusa erano sempre occupati da personaggi in vista e bohémiens che frequentavano i tradizionali veglioni di Carnevale e di San Silvestro, celebrazioni di ricorrenze fasciste, conferenze di illustri personaggi della cultura del tempo e famose compagnie teatrali e artisti che calcavano le sue scene, tra cui Angelo Musco,Ruggero Ruggeri, Macario e Wanda Osiris.

     

    Inaugurato il 22 dicembre 1922 con la messa in scena dell’ Otello, dopo i fasti dei primi decenni era divenuto,negli anni ’80 uno squallido cinema a luci rosse mal frequentato. Per riportare decoro alla antica struttura,dopo alcune trattative del Rettore dell’Università Mediterranea Quistelli con la proprietà,si addivenne, alla fine degli anni ’80, al restauro conservativo con progetto dell’architetto Enrico Valeriani, allora docente della Facoltà di Architettura e con la consulenza storico artistica della prof. Marisa Cagliostro. Il restauro consentì di riscoprire e valorizzare i bassorilievi nascosti dell’artista Ezio Roscitano, stucchi e ferri battuti di grande gusto e di riportarlo addirittura a sostituire per diversi anni la programmazione del Cilea sottoposto a lunghi restauri.