• Uscita di scena soft per il commissario ai rifiuti Melandri. Travolto dalle indagini, l’ex generale emiliano prestato alla Calabria di Scopelliti va via senza aver risolto nemmeno uno dei tanti problemi
    22/11/2011 | Giuseppe Campisi | Edicola di Pinuccio

    CINQUEFRONDI – In una ridda di voci sussurrate, poi smentire e notizie quindi certe, la Calabria non ha più il superconsulente Melandri quale commissario straordinario per l’emergenza ambientale. Notizie di stampa riportano le motivazioni delle sue dimissioni al recente sviluppo d’una inchiesta della magistratura catanzarese sulla gestione della locale discarica di Alli. Ripercorrendo un po’ la storia dell’ex generale emiliano della Guardia di Finanza prestato al management politico risalta l’intreccio, quasi d’amorosi sensi, con la nostra regione, un mix di lavoro d’ordinanza e successivamente incarichi e legami di area politica. Ma alla luce dei risultati, quale è stato il concreto contributo di Melandri per la risoluzione del dilemma rifiuti della nostra regione? Praticamente nullo, fatte salve una raffica di sub-nomine e consulenze che non hanno smosso un sacchetto di più da terra. Il cerino infuocato della gestione commissariale è così benevolmente passato, nel febbraio di quest’anno, dalle mani del governatore Scopelliti a quelle più “sicure” dell’ex generale su proposta proprio del governatore, con la benedizione di Berlusconi e con il placet del neo Capo della Protezione Civile Nazionale, Gabrielli. Dunque, risultati? Non pervenuti. Parrebbe trattarsi d’una di quelle nomine che fanno felici tutti. Chi la compie e chi la riceve. Al nominante perché intanto, pro-tempore, si lava le mani da uno dei temi più problematici, drammaticamente attuali e pruriginosamente più spinosi nell’ambito di una esperienza amministrativa, ed al nominato poiché investito del salvifico compito di riuscire laddove altri hanno sicuramente fallito e se fallimentare a sua volta, in primis si sarà goduto la carica ed i bonus a corredo (che non guastano mai), e successivamente magari invocherà le cause di forza maggiore che ne avranno decretato l’infelice esperienza. A meno che non intervenga la magistratura a tarparne le ali. Ma non è questo il caso-tipo. La mossa di Melandri di uscire dimissionario dall’infausto compito pare più un intervento necessario per mettere, bene ed in evidenza, le mani avanti rispetto alla palese inefficacia del suo operato. L’emergenza rifiuti o ambientale, che di si voglia, accomuna tutte le regioni d’Italia, ma nessuna, eguaglia per arretratezza la nostra beneamata Calabria. Se occupiamo ingloriosamente gli ultimi posti nel dato statistico nazionale parametrale per la differenziata, un motivo di più per ringraziare il buon Melandri, ci sarà. Anche questo è terreno di felice spartizione bipartisan degli insuccessi della negletta nostra classe dirigente. Da almeno tre consiliature regionali a questa parte, cioè da quando il problema si è fatto più pungente, non si è mai riusciti ad elaborare un piano strategico di raccolta differenziata, quindi punti di raccolta e stoccaggio, isole ecologiche e progetti di recupero del materiale. Bene inteso, tutte possibilità mancate di creazione di nuovi posti di lavoro, indotto e ricchezza restituita ai cittadini sottoforma magari di compost fertile o energia da biomasse, come avviene senza stupore in Lombardia. Ma questa è un’altra storia che merita spazio e tempo per esser raccontata. Intanto non c’è da stupirsi della sempre pronta capacità della politica a sfornare nomine a raffica su presunti manager che poi occupano poltrone per le quali, a discapito del compito sono profumatamente retribuiti con danari pubblici, che poi sanno disattendere puntualmente e con perizia, ed alla sola vista del fumo neanche sentendo odor di bruciato, con un battito d’ali si sollevano dall’ora divenuto gravoso incarico per lasciarsi dietro, gli stessi (se non di più) cumuli di problemi e rifiuti, ereditati all’atto dell’accettazione del mandato senza sentire, almeno in coscienza, l’olezzo del malfatto.

     

     

     


     
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