• Le promesse di Silvio B. all’Europa: lui stringe gli impegni, chi verrà dovrà onorarli. Come fare il pane con la farina degli altri
    29/10/2011 | Giuseppe Campisi | Edicola di Pinuccio

    CINQUEFRONDI - L’incredibile zibaldone di offerte e promesse del Premier, con l’aggiunta di una pseudo crono programmazione, sciorinato ai capi di Stato e di Governo dell’Unione altro non sono state che un trito minestrone di illusorie proposte che lo stesso, alla bisogna, offre in pasto, anche se in moderate pillole, a noi poveri italiani. Il duro pressing degli alti rappresentanti dell’Unione in vero qualche effetto ha sortito. L’impegno, nero su bianco, di metter mano ad un piano di riforme. Che poi non siano esattamente quelle rispondenti alle esigenze del Paese, è altra cosa. Appare pleonastico addirittura immaginare come, con questa risicata ed instabile maggioranza, egli pensi non solo a rispettare i punti sottoposti ma perfino proseguire e completare il resto della legislatura sino al 2013. Da buon oratore egli tenta ciò che non potrebbe, deve bleffare apertis verbis creando quella necessaria cortina fumogena per confondere le idee ed annacquare il contenuto. Ma il dettaglio maggiormente stupefacente è che alcune di queste proposte di riforma sono state già al vaglio della sua propaganda, oramai puro esercizio di semantica frasale, e sono pur tuttavia rimaste completamente inattuate. Slogans,reclame, per l’ appunto. Le liberalizzazioni ad esempio, coraggiosamente introdotte con il decreto Bersani e le c.d. lenzuolate, sono state successivamente ridimensionate dal PDL e dalla sua lobby di poteri forti (leggasi avvocati, notai e medici in primis). La sburocratizzazione della P.A. a favore di imprese e cittadini, già affidata all’ingegno dell’energumeno tascabile (on. D’Alema, ndr) del ministro Brunetta : chi l’ha vista?? E poi lo storico piano per il Sud, ora ribattezzato EuroSud per captatio benevolentiae, già attuale al tempo di Giolitti e rispolverato per l’occasione quale miele per la cattura delle mosche, era stato riesumato da Giulio Tremonti non meno di un anno fa e poco dopo puntualmente inabissato. Ma il clou è stato il tandem licenziamenti – pensioni. Una vera genialità. La prima, una maniera non comune per tentare di distruggere definitivamente l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, visto che il pessimo on. Sacconi primo “ministro del lavoro che ha in odio i lavoratori” (Susanna Camusso, ndr) ci ha da sempre provato sin dall’atto del suo insediamento (non facendosi mancare il sostegno assecondante a Marchionne ed alle sue strategie delocalizzanti riguardo Fiat, l’appoggio alla chiusura di Termini Imerese e dell’Irisbus di Avellino, e tra l’altro avendo sfacciatamente favorito la farsa referendaria interna sempre a carico dei lavoratori Fiat, circa l’accettazione della nuova contrattazione “quasi obbligatoria” aziendale), che dire, non c’è male! Un ingresso trionfale nella più buia storia giuslavoristica italiana, fulgido esempio di ostile quanto disinvolta condotta ministeriale anti- lavoratori. E la seconda, il capitolo pensioni, con l’innalzamento della soglia di vecchiaia a 67 anni, una buona trovata pubblicitaria per i tecnici della U.E. visto che peraltro la norma che portava l’innalzamento alla soglia dei 67 anni per quelle di vecchiaia era già contenuta nella manovra d’agosto (sic!) ora impreziosita solo d’una scala di progressività. Certo ben sapendo, pur non potendo per via del veto Bossiano, che il vero scoglio era trattare le pensioni di anzianità. Infine la dismissione del patrimonio pubblico, sul quale più che di entrate certe (quelle dichiarate nella missiva ammonterebbero a circa 5 miliardi di € per anno) sarebbe più corretto parlare di stime in via del tutto previsionale, visto che non si ha contezza piena né dei beni in termini di patrimonio, tantomeno del valore concreto di realizzo, quindi una sorta di cartolarizzazione ante litteram. Alla fine della fiera, diviene più via via sempre più comprensibile il motivo per il quale, oltre agli altri, Silvio Berlusconi si è prontamente prodigato a prendere questi impegni con l’Europa. Si è spinto a tanto, proprio perché conscio di non poterli onorare. Almeno in prima persona.

     

     

     


     
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