• Anno nuovo, parola nuova
    05/01/2012 | Rosanna Giovinazzo | Edicola di Pinuccio

    PIU’ CHE ALTRO non parola nuova, perché nuova non è, è anzi parola antichissima, ma parola alla quale deve essere restituita la sua vera essenza, il significato autentico, vero, onesto. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma così non è: molti dei problemi che viviamo sono legati anche ad un fatto linguistico. Mi spiego meglio: l’abuso invece che l’uso corretto delle parole è una concausa di guasti insanabili nella società. Parole come legalità, che è quella che mi interessa maggiormente, o anche per esempio, democrazia, dialettica politica e tante altre che riguardano la società in genere, hanno subito un processo di mistificazione, di violazione della loro vera essenza.  Esempio: la parola democrazia, che ha recentemente usato qualche amministratore delegato, per il quale è stata una scelta democratica referendaria degli operai Fiat sottostare a dei limiti, pur di non perdere il lavoro (la parola giusta sarebbe stata invece RICATTO);  o dialettica politica che, quasi sempre,  nasconde invece liti anche furibonde, magari per la conservazione di qualche poltrona. Andiamo  adesso alla parola legalità: deriva da legge, e significherebbe, prima di tutto interiorizzazione,  e poi rispetto  della legge. Ma  è innegabile che su di essa si è costruita un’operazione, in alcuni casi anche di businnes, di marketing che snatura appunto l’essenza della parola. Abusata, per esempio, l’espressione educazione alla legalità: progetti didattici, convegni, conferenze che costano anche tanti denari pubblici, marce per la legalità dove, in qualche caso,  si son viste anche sfilare eminenze grigie, (anche questo è innegabile) lasciano il tempo che trovano. Sì, possono essere utili, ma solo in un contesto in cui si sia fatta prima un’operazione preparatoria di vera educazione alla legalità, che parte proprio dalla cultura, dalla sensibilizzazione al Bello, al Bene. Mi viene in mente quanto ha dichiarato tempo fa un ex boss: “Penso che se avessi studiato non sarei finito in carcere…..” o ancora al giudice Gratteri che, qualche mese fa, in occasione di un convegno, ha dichiarato: “Vorrei che gli studenti studiassero veramente, vorrei una scuola  che mettesse al centro di tutto i contenuti culturali che sono la base per la formazione.” Ecco una verità che dovrebbe essere il filo conduttore dell’educazione delle nuove generazioni. Lo studio, che dovrebbe portare alla sensibilizzazione, alla presa di coscienza piena del legame inscindibile tra cultura e valori etici e civili, è l’aspetto più importante sul quale riporre le speranze di un pieno riscatto della società in generale. Ovviamente mi riferisco alla cultura, quella vera, piena di pathos, di sofferenza e che diventa un’esigenza primaria dello spirito che, così educato,  non può accettare il male. Più che tante lezioni sulla legalità (che servono pure), la scuola, istituzione deputata per eccellenza alla formazione dei giovani, deve sforzarsi di non essere più lo specchio della società, deve, invece, essere la sua controparte perché spetta ad essa, unitamente alle altre agenzie educative, dare l’input necessario per un radicale cambiamento, proponendo modelli  diversi, anzi in netta contrapposizione ai modelli di vita della società di oggi, e ciò lo potrà fare iniziando proprio dalla “ripulitura” della lingua, così a lungo deturpata, e  riconoscendo il ruolo centrale, non accessorio, della CULTURA.

     


     
  • 1 commento

    1. Salvatore

      Concordo signora!

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