• Processo Cent’anni di storia, torna in libertà l’ex direttore operativo della All Services Giuseppe Arena
    22/12/2012 | Antonino Napoli, avvocato | Comunicato

    REGGIO CALABRIA – La Corte di Appello di Reggio Calabria presieduta dalla dottoressa Iside Russo, con a latere i consiglieri Ornella Pastore e Francesco Petrone, in accoglimento dell’istanza presentata dall’avvocato Antonino Napoli, ha scarcerato Giuseppe Arena accusato, nell’ambito del processo Cent’Anni di Storia, di associazione a delinquere di stampo mafioso poiché, insieme a Molè Girolamo detto Gancio, quali componenti organici dell’associazione, nell’interesse di questa e sotto le direttive di Molè Rocco (sinché in vita) e Molé Girolamo (cl. 61) avrebbero svolto in prima persona tutte le attività volte ad acquisire la Soc. Coop. in liquidazione coatta amministrativa “All Services” e più specificatamente estromettendo Aldo Alessio dalla gestione della cooperativa, ponendosi alla ricerca di soci finanziatori, contattando i liquidatori ed infine trattando la loro partecipazione con il gruppo vincente costituito dai coindagati D’Ardes-Alvaro al cui servizio, infine, l’Arena si poneva.

     

    Secondo l’accusa per circa due anni, dal 2006 fino ai primi mesi del 2008, due diversi gruppi si sono contesi l’acquisizione della cooperativa All Services, portata, attraverso una ben preventivata strategia, allo stato di liquidazione coatta amministrativa. Da un lato i MOLE’, attraverso MOLE’ Girolamo (cl. ’63) – cugino dei più titolati fratelli, MOLE’ Girolamo (’61), MOLE’ Domenico (cl. ’63) e MOLE’ Rocco (cl.’65) – coadiuvato da ARENA Giuseppe, dall’altro una cordata formata da un imprenditore romano, D’ARDES Pietro, titolare della Cooperativa Lavoro di Roma, ma con attività in Calabria, affiancato dall’avv. Giuseppe MANCINI ed alleatosi con gli ALVARO di S. Procopio, con l’avallo dei PIROMALLI. In seguito al giudizio di primo grado il Tribunale di Palmi ha ritenuto Giuseppe Arena colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa condannandolo alla pena di anni 4 e mesi 8 a fronte della richiesta di condanna dei Pubblici Ministeri, Di Palma e Pennisi, a 15 anni di reclusione. Avverso la sentenza del Tribunale di Palmi avevano proposto appello, rispettivamente, il difensore dell’Arena, avvocato Antonino Napoli, che ha richiesto l’assoluzione del proprio assistito, ed il Pubblico Ministero, dottor Roberto Placido Di Palma, relativamente alla quantificazione della pena ritenendo la condanna inflitta dal Tribunale di Palmi all’Arena eccessivamente mite.

     

    La Corte di Appello di Reggio Calabria, dopo aver accolto l’eccezione, proposta dall’avvocato Antonino Napoli, di inammissibilità dell’appello presentato dal Pubblico Ministero della Distrettuale Antimafia, ha confermato la sentenza di condanna alla pena di anni 4 e mesi 8 di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Essendo trascorso un lasso di tempo quasi pari alla pena in concreto inflitta, seppur ancora la sentenza non è definitiva poiché ad oggi non sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello, l’avvocato Antonino Napoli ha presentato un’istanza di scarcerazione sul presupposto che si stava per avvicinare l’ipotesi estrema in cui il periodo cautelare raggiunge l’intera pena inflitta che determina l’automatica caducazione della misura. Pertanto, ha sostenuto l’avvocato Napoli, quando il periodo sofferto in custodia si avvicini alla pena inflitta si impone una seria valutazione delle residue esigenze cautelari che giustificano la permanenza in carcere. La Corte riconoscendo il pregio delle argomentazioni difensive ha revocato la misura rimettendo in libertà l’Arena consentendogli così di poter proporre, da libero, ricorso in Cassazione avverso la condanna subita e sperare nel terzo grado di giudizio.