• Polistena, furto in pieno giorno in casa del sindaco Michele Tripodi
    Ignoti sono penetrati nell'abitazione del sindaco asportando alcune suppellettili ed altri oggetti di valore
    12/12/2013 | Giuseppe Campisi | Mnews.it

    POLISTENA  – Non si arresta l’emorragia di sequenze criminali da qualche tempo recrudescenti in città. Questa volta i delinquenti sembrano addirittura aver alzato la posta tanto che ad essere preso di mira ed a farne le spese è stato nientemeno che il primo cittadino, Michele Tripodi. Ieri mattina ignoti sono penetrati nell’abitazione del sindaco asportando alcune suppellettili ed altri oggetti di valore proprio mentre lo stesso con moglie e figli si erano temporaneamente assentati. Un gesto eclatante ma allo stesso tempo studiato ed eseguito con rapidità e determinazione, in spregio ad ogni rischio ed in pienissimo giorno, con una dinamica sconcertante: sembrerebbe che gli autori abbiano agito senza provocare danni, «quasi che avessero le mie chiavi di casa – ha riferito un esterrefatto Tripodi». La famiglia Tripodi abita al quarto piano di un centralissimo condominio e, a quanto pare, sarebbe non nuova a subire azioni di questo genere, essendo proprio questa la seconda volta che il sindaco si vede costretto a denunciare la violazione del proprio domicilio. «Sono costernato – ha dichiarato attonito Tripodi – per un gesto che mi fa ancor più rabbia non solo e non tanto per il valore delle cose rubate ma perché è venuto a profanare per la seconda volta, o chissà quante altre senza che me ne potessi accorgere, l’intimità della mia famiglia che, come per tutti, credo sia una cosa sacra». Non si da pace, ma con tenacia riprende, «ritengo questo un atto vile, che più di depredazione ha il sapore della intimidazione personale, della persecuzione mirata per il buon operato portato avanti dall’amministrazione comunale di cui sono l’esponente principale».

     

    Certo è che il clima in città si sta facendo sempre più inquietante ed atti che prima venivano considerati isolati episodi delinquenziali stanno fermentando, tramutandosi e prendendo una piega quasi seriale che preoccupa i cittadini nei quali si va ingenerando una sorta di psicosi collettiva. E’ ancora incredulo il primo cittadino che riprende: «Su quanto accaduto ho sporto denuncia ai Carabinieri – conclude – rimanendo fiducioso che questa escalation che mi vede mio malgrado protagonista possa aver termine assicurando quanto prima questi malfattori alla giustizia». Anche perché all’amministratore Michele Tripodi l’attenzione di “episodi spiacevoli” come questo non sono certo mancati. Dal furto di autovetture, al più grave atto intimidatorio registrato nel corso dell’ultima campagna elettorale del 2010 che lo vide aggiudicarsi le comunali allorquando una busta indirizzata alla locale sezione del Pdci contenente una lettera minatoria diretta ai componenti della famiglia Tripodi, l’on Girolamo, l’on. Michelangelo ed il futuro sindaco Michele unitamente a delle pallottole venne intercettata al centro di smistamento regionale, passando per il plico con una lettera di minaccia esplicita composta con dei ritagli di giornale lasciata nel 2012 davanti alla sua abitazione con su scritto “la prossima volta ti faremo saltare in aria”. Esempi – questi – tristemente canonici del come e perché al sud amministrare la cosa pubblica diventi – da normale esercizio di democrazia collettiva al servizio pubblico – una impresa eroica troppo spesso condotta con grandi rischi se non addirittura nello sconforto di una battaglia combattuta in solitudine.