• Operazione dei carabinieri contro la cosca Ascone di Rosarno: 23 persone arrestate nella notte
    Indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria
    13/06/2013 | Comando provinciale Carabinieri Reggio Calabria | Comunicato

    rosarno-citta videosorvegliataREGGIO CALABRIA – I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 23 soggetti, appartenenti alla ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Ascone, operante a Rosarno e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis) e reati collegati tipici dei sodalizi criminali. L’attività d’indagine rientra in una più ampia manovra investigativa nei confronti delle cosche di ndrangheta operanti nel territorio della città di Rosarno e che ha già portato all’esecuzione di altri provvedimenti restrittivi (operazioni All Inside 1 e 2) e di sequestro beni (operazione All Clean 1 e 2). Si è accertato come i Pesce ed i Bellocco costituiscano tuttora due poli intorno ai quali gravitano altre cosche, ad esse collegate sia da legami di parentela che da cointeressenze affaristiche. È emerso che non si tratta di poli contrapposti, ma ognuno dei due sodalizi costituisce baricentro di interessi di tipo economico e criminale e, anche in presenza di sovrapposizione di interessi, le due articolazioni territoriali della ndrangheta si sono adoperate per evitare che si creassero fratture ed anzi sono intervenute per ricomporre gli attriti creatisi tra le cosche satelliti.

     

    È il caso delle vicende che hanno riguardato le cosche Ascone e Sabatino, rispettivamente legate ai Bellocco ed ai Pesce. In relazione a ciò, questi ultimi sono stati i principali artefici delle azioni di fuoco subite dagli Ascone. Le investigazioni hanno focalizzato l’attenzione anche sulle attività della cosca Ascone ed hanno consentito di accertare che l’organizzazione criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata, ha commesso numerosi reati fine, tra i quali: traffico di sostanze stupefacenti e di armi da fuoco anche da guerra, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e favoreggiamento di latitanti. I particolari dell’operazione saranno resi noti agli organi d’informazione nel corso di una conferenza stampa, che sarà tenuta presso questo Comando dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho e dal procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria, Michele Prestipino Giarritta alle ore 11.00 di oggi.

     

    ”Se non ho il figlio difindutu divento la prima pentita di Rosarno”. A parlare cosi’, durante un colloquio intercettato in carcere, e’ Francesca Marfea, una delle persone arrestate stamani dai carabinieri nell’ambito dell’operazione contro presunti affiliati alla cosca Ascone di Rosarno che ha portato all’esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare sulle 23 emesse. La donna, moglie di Salvatore Ascone, indicato come il reggente della cosca nel periodo in cui il fratello Antonio Ascone era detenuto, il 15 dicembre 2007 parla con il nipote Vincenzo che si trovava in carcere e chiede espressamente, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che sia vendicato l’omicidio del figlio Domenico Ascone, ucciso a Rosarno il 14 agosto 2007. Un omicidio, secondo gli investigatori, compiuto da appartenenti alla cosca Pesce nell’ambito di una faida con gli Ascone esplosa nell’agosto del 2007 ma risalente al febbraio del 1999 quando furono uccisi Maurizio e Domenico Cannizzaro, ritenuti vicini al gruppo Bellocco-Ascone. L’inchiesta, avviata nel 2006 e conclusa oggi con l’ operazione All inside 3, rappresenta uno spaccato degli assetti criminali a Rosarno documentando gli equilibri, peraltro precari, tra le diverse cosche. In particolare, gli Ascone erano legati ai Bellocco cosi’ come i Sabatino ai Pesce. Le due consorterie principali, i Pesce ed i Bellocco, per i carabinieri e la Dda, costituiscano tuttora i poli intorno ai quali gravitano altre cosche collegate da legami di parentela e da cointeressenze affaristiche. Poli non contrapposti ma baricentro di interessi che si sono adoperati anche per evitare fratture intervenendo per ricomporre gli attriti tra le cosche satelliti. Ed in questo contesto, i Pesce, per l’accusa, sono stati i principali artefici delle azioni di fuoco subite dagli Ascone.

     

    ”Quella di oggi – ha detto il procuratore di Reggio Federico Cafiero De Raho incontrando i giornalisti – e’ un’inchiesta rilevante cosi’ come sono state importanti All inside 1 e 2 non solo per il numero di misure cautelari ma anche per le condanne che sono seguite con il riconoscimento della fondatezza delle conclusioni investigative”. ”La famiglia Ascone – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino – vengono considerate minori, ma non lo sono affatto dal punto di vista criminale. Questo lavoro ci ha permesso di ricostruire struttura, ruoli di vertice e di comando, organizzazione, partecipi. Ma sono stati anche state ricostruite le dinamiche che hanno portato a situazioni di conflittualita’ e di contrasto al gruppo Pesce. Esprimo gratitudine ed apprezzamento per il lavoro mirabile compiuto dai Carabinieri nel contesto mafioso di Rosarno”. ”E’ importante che questa operazione abbia il risalto che merita – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Lorenzo Falferi – perche’ ha consentito l’arresto di 19 persone facenti parte della cosca Ascone-Bellocco alla quale sono riferibili interessi non solo criminali, ma anche affaristici”. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il comandante del nucleo investigativo dei carabinieri Michele Miulli che ha sottolineato il ruolo delle donne all’interno della cosca.