• I deputati calabresi del M5S firmano una mozione di Pd e Sel che chiede la revoca del megaimpianto. Nesci (M5S): Restiamo uniti contro il rigassificatore
    29/03/2013 | On. Danila Nesci, Movimento 5 Stelle | Danilanesci.it

    on. dalila nesci, m5s (foto: tropeaedintorni.it)

    ROMA – Noi deputati calabresi del Movimento Cinque Stelle abbiamo firmato una mozione, promossa da alcuni colleghi di Sel e Pd, per impegnare il governo ad “invitare con urgenza il Ministero dell’Ambiente a revocare in autotutela le autorizzazioni concesse, riesaminando tutti i pareri acquisiti”, riguardo al rigassificatore di Gioia Tauro (Reggio Calabria). Da sempre coerente sui grandi temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, come Movimento Cinque Stelle ci batteremo contro il rigassificatore di Gioia Tauro, auspicando che le altre forze politiche, alcune finora piuttosto silenti, corresponsabili o ambigue, mantengano la massima unità nel tutelare i cittadini, la loro volontà, la salubrità e la salute.

     

    In realtà – precisiamo io e i colleghi Cinque Stelle Federica Dieni, Sebastiano Barbanti e Paolo Parentela – la mozione firmata è semplicemente un primo passaggio, che nella fattispecie chiama in causa il governo, ora in formazione, per avere regole stringenti sulle opere ad alto impatto ambientale come i rigassificatori e per riesaminare il caso dell’impianto di Gioia Tauro. Infatti, la realizzazione di questo rigassificatore ha avuto una brusca accelerazione grazie all’art. 38, comma 1 bis, del Decreto sviluppo 2012, norma per cui il parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, nel merito già due volte negativo, oggi è diventato soltanto eventuale. Ciò di fatto consente al proponente Lng Medgas di costruire, nonostante i rilievi e le prescrizioni del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. A questo punto – siamo convinti noi deputati calabresi M5S – occorre essere concreti e, sempre rimanendo vicini alla popolazione, modificare per legge la citata norma del Decreto sviluppo, firmata dal governo Monti. Questa norma, a prescindere dalla bontà dell’opera – peraltro non dimostrata affatto dai sostenitori – non assicura le necessarie garanzie ai cittadini e al territorio, visto che permette di costruire aggirando il parere del predetto Consiglio, organo terzo e tecnico.