• “Ho un sogno: portare la Calabria tra le stelle”. Antonino Brosio e il progetto Horus: idee che possono rivoluzionare il settore aerospaziale
    14/05/2013 | Salvatore Tigani | Calabriaonweb.it

    ROSARNO – Aveva appena quindici anni, quando il suo primo razzo vettore, disegnato e costruito personalmente, ha raggiunto con successo la bassa atmosfera. Oggi di anni ne ha 25 anni, sta per laurearsi in architettura all’università di Reggio Calabria e gestisce un osservatorio astronomico a Rosarno, alla costante ricerca di pianeti extrasolari e comete. La sua passione per le stelle – ammette – è pari soltanto all’amore per la sua terra e al rispetto che nutre per le proprie origini: ecco perché la sua prossima impresa, l’ultima e la più ambiziosa tra le idee di Antonino, sarà di portare entro luglio la Calabria nello spazio. Con il progetto Horus, dal nome del dio egizio del cielo, Brosio prevede di portare alla quota di 40 km un importante carico di strumenti scientifici per studiare l’alta atmosfera e i raggi cosmici, scattando inoltre la prima foto da pallone sonda da una tale distanza. L’operazione è destinata a battere più di un record: il primo pallone aerostatico italiano a raggiungere altezze di questa scala permetterà l’osservazione della curvatura della Terra, dello stacco tra l’atmosfera e lo spazio così come lo vedono gli astronauti dalle stazioni spaziali e di panorami della Calabria e dell’Italia mai catturati prima.

     

    “Sin da piccolo – racconta il giovane scienziato – mi sono sentito dire che il futuro era fuori di qui, al Norditalia o addirittura all’estero, che le nostre ambizioni scientifiche non erano adatte a una terra come la Calabria, descritta spesso come dolente, moribonda, arretrata. ‘I calabresi – mi hanno detto spesso – sono incapaci di volare alto’. Per dimostrare quanto falsa fosse questa affermazione, io e il mio socio Giuseppe D’Agostino (26 enne, laureando in ingegneria delle telecomunicazioni, anche lui astrofilo appassionato) ci siamo seduti, un giorno, a un tavolo e abbiamo ragionato: ‘Qual è l’ispirazione più alta dell’umanità? Qual è la cosa più difficile da fare in assoluto? Raggiungere lo spazio!’. Se tutto andrà secondo i piani, nel prossimo luglio i calabresi voleranno ‘altissimo’”. Antonino ci tiene a sottolineare questo aspetto: “Il progetto è interamente calabrese, sviluppato da giovani nati e cresciuti in questa terra, che hanno studiato nelle nostre scuole e università e si sono confrontati con docenti locali di fama internazionale”. Personalità come il professore Toni Scarmato, insegnante di matematica e fisica all’Istituto magistrale Capialbi di Vibo Valentia, astronomo professionista che vanta collaborazioni importanti con la Nasa e “cacciatore di comete” famoso in tutto il mondo, noto soprattutto per aver “catturato” la cometa numero 1000 nelle immagini Soho. “Il professore Scarmato – spiega ancora Antonino Brosio – oltre a consigliarci e guidarci, è presidente della nostra neonata associazione di ricerca astronomica e aerospaziale, la Magna Grecia Aerospace”, costituita circa un anno fa e già forte di due progetti completamente riusciti: “Ozon” (ideazione e realizzazione di un vettore missilistico riutilizzabile, economico e green, per il trasporto di nano satelliti a scopo di ricerca sviluppati da scuole e università) e “Stratosfera” (lancio di un pallone sonda a elio nella stratosfera terrestre a una quota stimata di circa 40000 metri).

      

    La Mg Aerospace, composta da una decina di studenti, di età media non superiore ai 25 anni, e altrettanti professionisti appassionati di astronomia, può vantare inoltre diverse collaborazioni locali e internazionali, alcune delle quali scelte tra le eccellenze calabresi. “Per lo sviluppo, l’importazione e la detenzione dei propellenti dei nostri razzi vettori – racconta il giovane astrofilo – ci siamo in parte affidati alle competenze e al genio della ditta Pirotecnica Argirò di Gioiosa Jonica, storica azienda di fuochi d’artificio: i composti, infatti, pur non essendo pericolosi se presi singolarmente, possono – in mani inesperte – risultare pericolosi, dunque il loro uso è severamente regolamentato. Ricordo inoltre – continua – che il settore missilistico in Italia non esiste. Possiamo dire che lo stiamo sviluppando noi per primi, dunque ci troviamo continuamente alle prese con una vera e propria ‘zona bianca’, ancora tutta da definire”. Antonino sottolinea l’attenzione quasi morbosa che la sua associazione assicura al rispetto delle regole e confessa la volontà di far diventare tutto il progetto un esempio esso stesso di legalità: “Ogni volta che mandiamo un pallone sonda o un vettore in orbita, attendiamo con pazienza le miriadi di autorizzazioni necessarie, firmate dagli ufficiali dell’aeronautica militare, sia per l’importazione dei composti chimici che per la messa in orbita.

     

    Per quanto riguarda gli obiettivi scientifici della missione, Antonino nutre grandi speranze: “Oltre a indagare la composizione dei gas atmosferici, la pressione e la temperatura, a scopi soprattutto meteorologici, siamo riusciti a diventare partner di un importante progetto internazionale ideato e sviluppato dallo scienziato americano Tom Bailes e ad accaparrarci un prezioso strumento di rilevazione”. Già professore del Mit di Boston, Bailes ha ideato il primo telescopio globale per l’osservazione dei raggi cosmici su scala planetaria, un sistema composto da centinaia di preziosi dispositivi di rilevazione ognuno dei quali affidato singolarmente a una sola persona o associazione per nazione. “In Italia siamo stati noi ad assicurarci l’esclusiva”, rivela orgogliosamente Antonino. “E abbiamo già fanno una prima importante scoperta: la Calabria è una delle zone a più alto impatto di GRB (Gamma-Ray Burst) del globo: circa 1600 eventi al giorno misurati nella Piana di Gioia Tauro. “Inoltre – precisa Brosio – va fatto presente che il progetto ERGO è stato pensato per l’osservazione ‘da terra’ dei raggi cosmici. Quando lo abbiamo contattato per chiedergli come mai non mandasse in orbita il suo dispositivo, il professor Bailes ci ha risposto che chiedere un passaggio alla Nasa per uno solo dei suoi rilevatori gli sarebbe costato cifre insostenibili. E così gli abbiamo offerto la nostra alternativa ‘low-cost’”. Perché l’aspetto più rivoluzionario di tutta l’impresa è proprio questo: i vettori progettati da Antonino Brosio e la sua MG Areospace costano pochissimo, se non altro rispetto agli standard attuali. A fronte delle migliaia di euro necessarie per un lancio standard, mandare in orbita l’apparecchiatura scientifica del progetto Horus costerà soltanto 300 euro. In che modo? “Progettiamo tutto da zero – ci spiega il giovane scienziato – con le nostre risorse, dal pallone sonda ai sistemi elettronici. Ciò che non possiamo costruire materialmente, riusciamo a procurarcelo mandando i nostri disegni e i nostri calcoli ad aziende esterne, come la Kaimont americana, che ci produce il pallone”. “Rischiamo davvero – scherza Antonino – di rivoluzionare con le nostre idee il settore aerospaziale privato mondiale”. Per ora l’associazione è completamente autofinanziata e senza fini di lucro ma l’intenzione è di trasformarsi presto nella prima azienda aerospaziale privata d’Italia, e una delle prime nel mondo. Un polo capace di aggregare le menti calabresi migliori, mettendole in contatto con istituzioni e partner internazionali, e potenzialmente in grado di creare lavoro in un settore attualmente inesistente ma dalle potenzialità incredibili. Il futuro, d’altronde, ci suggeriscono gli scienziati di tutto il mondo, è nello spazio, e tra qualche mese la Calabria sarà lì ad attenderlo.