• Felice festa della mamma. Storia di un amore eterno e incondizionato
    07/05/2022 | Salvatore Tigani | Blog di Saso Tigani

    Se c’è un modo per figurarsi l’amore di dio, diceva un mio professore dell’Università, è quello di pensare all’amore materno. Perché l’amore di una madre è incondizionato ed è eterno, due qualità che col tempo impariamo a dare per scontate, ma che da piccoli, il nostro “io” neonato, restituisce in una forma di gratitudine che trascende le parole che non può ancora dire e le emozioni che non sa ancora provare.

    La natura ha progettato la nostra prima infanzia secondo il principio di sopravvivenza, dotandoci di trucchi e “sensori” biologici sensibili al piacere, di modo che possiamo, senza saper ancora nemmeno pensare, imparare a nutrirci, per esempio, o a soddisfare un altro paio di bisogni primari ancora più prosaici. Però la relazione con la madre, per quanto cerchiamo di sviscerarla, va molto oltre l’istinto di sopravvivenza del bambino.

    La connessione che si viene a creare tra madre e figlio segnerà entrambi per tutta la vita e influirà sul modo che il piccolo avrà di relazionarsi con gli altri nel corso della propria esistenza. Perché un amore di quel tipo, incondizionato, indipendente dalle circostanze o dalle caratteristiche del figlio, è difficile da rintracciare nel mondo là fuori. L’amore di una madre è eterno, cioè non comincia e non finisce, c’è da sempre ed è sempre ora e qui, ma soprattutto, a differenza di ogni altro tipo d’amore che sperimenteremo da quel momento in poi, esso non deve essere conquistato.

    A una madre non dobbiamo dimostrare mai e poi mai di essere degni del suo amore. E una relazione madre e figlio, quando è sana, segna come un metronomo il ritmo di tutta la nostra vita accordandoci con la più grande delle felicità.

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    Se andate a chiedere a un prete o a un rabbino o a un qualsiasi ministro di una qualsiasi religione vi dirà, se è preparato, che l’amore di dio è proprio così: incondizionato ed eterno. Dio non ci ha mai chiesto altro che questo, secondo i testi più antichi delle più antiche religioni: di lasciarci amare, incondizionatamente, per sempre. O meglio: di accorgerci che siamo amati, da sempre, non per quello che facciamo, non perché ce lo meritiamo, ma semplicemente per quello che siamo qualsiasi cosa siamo. Così come una madre continuerebbe ad amare suo figlio anche dopo che si è macchiato del più atroce dei delitti. Così come una madre continuerà a chiamare figlio il ladro, il violento e l’assassino in cui suo figlio, sfortunatamente, in alcuni casi si è trasformato.

    Ma come fa una madre ad amare così un’altra persona? Dove la trova una forza d’amore così intensa e potente? La risposta è facile: suo figlio non è un’altra persona, è parte di lei, perché è da lei che viene, dal suo stesso corpo, ed è nel suo corpo che un giorno è arrivato a riempire un vuoto che è sempre stato lì, ad aspettarlo. Una si fa due nel più grande miracolo della storia ed è forse un caso che la maggior parte degli dei abbia una madre o si siano incarnati per fare l’esperienza del parto?

    La Festa della Mamma è un concetto che risale agli antichi greci, per quanto ne sappiamo, ma anche le più antiche civiltà utilizzavano questo termine, Madre, per indicare la Terra, la Natura, la Dea, e sono sicuro che in qualche modo, esse avessero un modo per festeggiarne l’amore assoluto e incondizionato. I greci celebravano la dea Rea, in primavera, considerata la Madre degli Dei. E per quel sincretismo tanto caro ai romani, nel mondo latino veniva onorata allo stesso modo Cibele, un’altra dea madre. Il cristianesimo ha la figura di Maria, madre di dio e della chiesa e di tutto quanto, colei a cui il cristiano chiede di intercedere presso il Padre e il Figlio quando ha delle richieste particolarmente importanti. Maria, nella tradizione cristiana, è quella che ci mette sempre e comunque una buona parola, gratuitamente.

    Dal XVI secolo, la Domenica della Mamma è stata inserita come festa nazionale nel calendario cristiano del Regno Unito e pare che, attualmente, tale festa si celebri in oltre 150 paesi in tutto il mondo.

    Nelle realtà paleocristiane, le comunità delle origini del cristianesimo, la Festa della Mamma era un periodo durante la Quaresima, in cui le persone tornavano alla loro chiesa madre, la chiesa principale, per un servizio liturgico speciale. È questo il motivo per cui, ogni anno, la Festa della Mamma cade nella quarta domenica di Quaresima. È curioso come persino nella discussa epoca medievale, agli apprendisti e ai domestici venisse concesso un giorno di riposo, per tornare a casa dalle proprie madri, non prima di aver comprato per loro una torta speciale conosciuta come torta Simnel: un pastosa miscela di frutta e pasta di mandorle, decorata con undici palline di marzapane che rappresentavano gli apostoli meno, ovviamente, il traditore Giuda Iscariota.

    Indebolita fino all’epoca moderna, la Festa dedicata alla Mamma è tornata in auge grazie a una donna americana, Anna Jarvis, che nel 1900 fece pressione sul presidente Wilson per farla diventare una festa americana ufficiale.

    In Italia, la festa della mamma come la si intende oggi è nata invece a metà degli anni cinquanta, in due diverse occasioni: una legata a motivi di promozione commerciale e l’altra invece a motivi religiosi.

    Continuando a citare da Wikipedia: “Dal punto di vista commerciale, fu Raoul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, uno dei promotori della legge istitutiva della festa della mamma, approvata nel 1958; in collaborazione con Giacomo Pallanca, presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, prese nel 1956 l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

    “Dal punto di vista religioso, la festa invece risale all’anno successivo, il 1957, e ne fu protagonista don Otello Migliosi parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il 12 maggio 1957. L’idea di don Otello Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica, ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto, ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro. Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la Festa con importanti manifestazioni a carattere religioso e culturale. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un “Parco della Mamma”, progettato dall’architetto assisano Enrico Marcucci intorno ai resti dell’antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini.

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    Quando il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari – insieme ai senatori Bellisario, Baldini, Restagno, Piasenti, Benedetti e Zannini – presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente a ottenere l’istituzione della festa della mamma, l’iniziativa suscitò un dibattito in Senato, che si prolungò anche nell’anno successivo: alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di norma di legge e temevano che la celebrazione della festa potesse risolversi in una fiera di vanità. La festa comunque prese ugualmente campo in tutta Italia e fu celebrata inizialmente l’8 maggio; in seguito, la festività venne confermata nella seconda domenica di maggio. In questa occasione, i bambini offrono regali alle loro madri, come disegni o altri lavoretti, che molto spesso hanno realizzato a scuola; comune è anche l’usanza di recitare poesie dedicate alla mamma, anch’esse studiate a scuola”.

    Oggi, tuttavia, la Festa della Mamma è diventata l’ennesima festa consumistica, con fatturati dell’ordine delle decine di milioni di euro per Paese: fiori, cioccolatini, regali griffati di ogni tipo. Ed è l’ennesima festa comandata verso cui sbuffare la nostra imperitura insoddisfazione postmoderna, quella per cui ogni rito e rituale ci annoiano e il cambiamento perenne a cui aneliamo è tuttavia il sempre uguale rimaneggiamento degli stessi concetti sotto mentite spoglie. L’ennesima contraddizione, che fa il paio con i notiziari di nera traboccanti di violenza domestica ai danni della regina del focolare.

    Ma si parla della mamma quando, come ci impone la grammatica, il sostantivo è preceduto dall’articolo e dal pronome possessivo. Questa è la festa della mia mamma e di tutte le vostre. La stessa Jarvis di cui dicevamo poco sopra aveva notato che la festa della mamma dovrebbe contenere un “singolare possessivo” in modo che ogni famiglia potesse onorare la propria madre, al contrario di tutte le madri. Non è più da tempo, insomma, la festa della Madre (della Madre Chiesa, della Madre di Dio, della Dea Madre greca o latina…), ma, finalmente, la festa della mia e, in maniera altrettanto speciale, della vostra.

    In questo giorno dedicato alle nostre mamme, dunque, vi porgiamo l’augurio di passare con loro una splendida giornata e a loro di continuare a sperimentare, in entrambe le direzioni, l’amore più vero e meraviglioso che c’è.

    (E in barba a un consumismo, se proprio volete farle un regalo, coglietele un fiore sul cammino che da casa vostra porta a casa sua. Sono pronto a scommettere che ne sarà contenta assai di più).

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