• Uno Stato senza testa. La chiusura dei Tribunali di Melito e Cinquefrondi
    "I paesi, soprattutto quelli interni, vengono privati delle strutture e dei servizi essenziali per rendere concreto il concetto di democrazia e di civiltà: prima le scuole, oggi i Tribunali. Il barometro della civiltà scende vertiginosamente"
    08/09/2013 | Lorenzo Fascì, segretario provinciale Pdci Reggio Calabria | Comunicato

    tribunale cinquefrondi portaREGGIO CALABRIA – “La Storia d’Italia” pubblicata da Einaudi Editore, non certamente per caso, apre il racconto storico raccontando che “la storia delle istituzioni degli ultimi 2 secoli può essere ricostruita attorno al trinomio Diritti, Legge e Giustizia. L’espansione dei diritti, le modalità di tutela, le condizioni materiali per il loro esercizio costituiscono una chiave di lettura fondamentale per ricostruire i progressi della democrazia in ciascun paese. Un buon funzionamento della giustizia garantisce la coesione sociale e l’equilibrio istituzionale”. Invece, oggi il mondo della Giustizia sta vivendo negli ultimi anni un lento e costante declino; un processo di decomposizione simile alla lebbra. Ogni giorno, da qualche anno, vengono adottati provvedimenti governativi e legislativi che si pongono un solo obiettivo: ridurre le spese! L’obiettivo sarebbe anche lodevole se si trattasse di un’azienda privata; ma del tutto riprovevole se invece l’alveo sociale di cui si discute non fosse uno dei pilastri fondamentali dello Stato.

     

    Un primo ben noto esempio riguarda la chiusura delle sedi dei Tribunali. Il Governo con il Decreto Legislativo n. 155\12 ha disposto la chiusura di ben 42 sedi di Tribunali. Ovviamente la provincia di Reggio Calabria ha subito la stessa mannaia. In particolare sono state chiuse le sedi di Melito Porto Salvo e di Cinquefrondi. Ci sono tante ragioni per ritenere folle tale scelta. Cinquefrondi e Melito sono collocate in immobili appositamente predisposti per ospitare sedi giudiziarie. Sono sedi di proprietà del Ministero e quindi non ci sono costi di locazione. Anzi la sede di Cinquefrondi è stata realizzata da alcuni anni ed è dotata anche di apposito ampio parcheggio. Nel momento in cui è stata disposta la chiusura presso il Tribunale di Cinquefrondi sono pendenti circa 2.500 cause civili e circa 1.500 cause penali; la sede ha un bacino di utenza di tanti paesi e di circa 100.000 abitanti. La chiusura di dette sedi avverrà materialmente il prossimo 13 settembre; ecco perché oggi abbiamo ritenuto di accendere i riflettori recependo le tante proteste che in questi mesi si sono susseguite. Ma i paradossi non sono finiti.

     

    La sede del Tribunale di Palmi non è in grado di ospitare i fascicoli e le strutture ex Cinquefrondi cosicchè il Ministero tramite il Comune di Palmi dovrà locare degli immobili privati e sicuramente per mesi e mesi la giustizia relativa a quei processi provenienti da Cinquefrondi e Melito sarà nel limbo; rimarrà sospesa. Già; contrariamente a quanto ventilato come obiettivo del Decreto Legislativo n. 155/2012 (meglio conosciuto come Decreto chiudi Tribunali), il Ministero anzicché risparmiare andrà a pagare di più in quanto si passa da una struttura di proprietà ad una in locazione. Nel caso specifico, pare addirittura che saranno destinati ad ospitare la struttura ed i fascicoli provenienti da Cinquefrondi dei locali collocati sopra l’ex mercato del pesce (!). Ed allora qual è l’effettivo beneficio di tale scelta? A nostro modesto avviso tale scelta và considerata scellerata.

     

    Si tratta di sedi di grande importanza funzionale, insostituibili presidi di giustizia, che comprendono fasce di vasti territori, contraddistinti da un altissimo tasso di criminalità comune ed organizzata. Cioè lo Stato che pure a parole e tutti i giorni sui mass media annuncia l’impegno alla lotta alla mafia, contemporaneamente và a togliere le sedi giudiziarie e cioè i più importanti presidi di giustizia e di democrazia. Probabilmente la spasmodica esigenza di far vedere all’Europa che l’Italia è diventata parsimoniosa ha accecato i Governi degli ultimi anni portandoli a scelte anacronistiche, improduttive e, soprattutto socialmente negative e nefaste.Peraltro, preoccupa davvero il silenzio assordante che proviene anche da Partiti storicamente impegnati a garantire Giustizia e democrazia. Il silenzio della politica davanti a fatti e decisioni di siffatta gravità è l’indice più visibile ma anche il limite più forte di questa epoca. Mentre negli anni scorsi, grazie alla spinta delle forze politiche, i territori sono stati muniti dei servizi essenziali; oggi viviamo un’epoca inversa: i paesi, soprattutto quelli interni, vengono privati delle strutture e dei servizi essenziali per rendere concreto il concetto di democrazia e di civiltà: prima le scuole, oggi i Tribunali. Il barometro della civiltà scende vertiginosamente. Speriamo che questo come tanti altri appelli possano arginare il declino.