• Porto di Gioia Tauro, per il SUL diventa un “enigma”
    Analisi dello status quo e delle prospettive di sviluppo
    03/03/2015 | Sindacato SUL | Comunicato

    SINDACATO SULROSARNO – Un porto fermo e senza prospettive di sviluppo. Attanagliato dall’immobilismo politico e istituzionale da una parte, dall’altra ostaggio di un monopolio che ne impedisce la giusta diversificazione e questo con buona pace di chi proclama di anno in anno ricette nuove per l’area di Gioia Tauro che puntualmente si rivelano prive di ogni consistenza. Dalla cocente illusione di poter utilizzare i capannoni esistenti per la creazione di un distretto logistico per la distribuzione delle merci per tutto il sud Italia, il cosiddetto distripark per il quale multinazionali come Ferrero e Ikea avrebbero dimostrato il loro interesse tra il 2011 e il 2012, sino all’attuale Zona Economica Speciale meglio conosciuta come ZES sulla quale politici locali e nazionali periodicamente si strappano le vesti senza aver intuito che il porto di Gioia Tauro non ha i tempi che occorrono al decollo della ZES semmai tutte le procedure per la sua concessione dovessero arrivare a termine. E’ un porto quello di Gioia Tauro che va spegnendosi lentamente.

     

    Basta analizzare i numeri degli occupati complessivi nello scalo che ha visto sparire in quattro anno quasi il 20% delle maestranze senza contare che Medcenter Container Terminal SpA, il terminalista che gestisce lo scalo, ha circa il 30% del personale in cassa integrazione straordinaria ormai dal 2011 e ICO Blg Automobile Logistics Italia SpA, terminalista che gestisce lo scalo auto, ha ridotto il suo personale di oltre il 30% nel solo 2014. Dove le responsabilità? Innanzitutto nella completa mancanza di programmazione da parte dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, ormai commissariata da quasi un anno – il che la dice lunga sull’attenzione politica sia a livello regionale che nazionale sul porto. L’ente di governo del porto negli anni non ha saputo neanche verificare se i piani industriali dei concessionari si fossero concretizzati compiutamente e, quindi, se necessitassero di correttivi come, ad esempio, la revisione di parte delle aree concesse al fine di un utilizzo diverso e più produttivo da parte di eventuali altre aziende.

     

    Nel porto oggi, infatti, è presente Medcenter Container Terminal SPA che gestisce il terminal contenitori in regime di assoluto monopolio su immense aree utilizzate solo parzialmente dato che un solo cliente non le consente di sfruttare appieno gli spazi concessi. E’ presente, inoltre, ICO Blg Automobile Logistics Italia SpA che gestisce in regime di monopolio il terminal auto. Anche in questo caso occorrerebbero verifiche puntuali sul piano industriale presentato visto che a regime il numero degli addetti prefigurato non è mai stato neanche lontanamente raggiunto da quando l’attività è iniziata. Soltanto questo avrebbe dovuto portare l’Autorità Portuale di Gioia Tauro, quanto meno, a ridiscutere i termini di concessione con le aziende suddette. Ma questo non è stato mai fatto.

     

    Occorrono investimenti su mezzi ed attrezzature, se necessario riprogettare gli spazi poco utilizzati per lasciare aree a disposizione per la cantieristica, ad esempio, tenuto conto che nello scalo transitano quasi 3000 navi ogni anno. Anche pensare ad uno scalo crociere tenuto conto della presenza nel porto di MSC, potrebbe essere un’idea di rilancio del turismo e dello scalo. La vicinorietà dell’area Grecanica sulla Locride (Gerace, Casignana, Locri) e di località come Scilla (Castello di Ruffo) o Reggio Calabria per i Bronzi di Riace potrebbero essere sicuri luoghi di arrivo durante la sosta nave. Ma anche dal punto di vista della promozione dello scalo che l’ente avrebbe dovuto portare avanti come punto primario della propria attività quasi nulla è stato fatto. L’on. Arlacchi durante la seconda edizione degli Stati Generali del Porto di Gioia Tauro tenuti nel 2013 candidamente dichiarava, infatti, che in Asia lo scalo gioiese è semisconosciuto. Molti addetti ai lavori ignorano, addirittura, che a Gioia Tauro esiste una delle poche Zone Franche di tipo 2 presenti sul territorio europeo ed istituita dall’Agenzia delle Dogane sin dal 2003. Zona Franca che ha un’estensione di circa 80 ettari con la possibilità di congelare IVA e dazi doganali sino all’uscita del prodotto, semilavorato e/o materia prima dell’immissione nel mercato comunitario.

     

    Forse basterebbe solo pubblicizzarne l’esistenza per attrarre nuove aziende che hanno voglia di investire su Gioia Tauro. Ma l’Autorità Portuale di Gioia Tauro probabilmente aveva ed ha altre priorità. Come agire, dunque, per invertire questa pericolosa deriva verso la quale lo scalo è stato maldestramente condotto? Innanzitutto, occorre approfittare del rinnovo dei vertici in seno all’Autorità Portuale di Gioia Tauro per inserire persone capaci e competenti, di comprovata qualificazione professionale nel settore dei trasporti e portuale, come prevede espressamente la legge 84/94, senza cedere a pressioni di sorta per riciclare personaggi che rischierebbero di affossare definitivamente lo scalo gioiese e tutta l’area industriale retrostante. Agire parallelamente facendo sì che tutte le competenze dell’ASI di Gioia Tauro passino sotto l’Autorità Portuale con la finalità di creare una cabina di regia unica per tutta l’area.

     

    Definire il piano regolatore portuale predisponendolo per la diversificazione delle attività, affinchè nuovi investitori possano pensare a Gioia Tauro e creare nuova occupazione. Agire sulla politica per la creazione delle infrastrutture necessarie per collegare adeguatamente lo scalo al resto della penisola investendo per l’ammodernamento del corridoio tirrenico al fine di lasciare passare tutte le tipologie di container che, in alcune gallerie sino a Salerno almeno, non potrebbero transitare a causa dell’altezza. Il trasporto su rotaia consentirebbe da Gioia Tauro di raggiungere ancora meglio il cuore dell’Europa con tempi di percorrenza ridotti rispetto al nave-nave. Ma occorre che ci sia una chiara volontà politica in tal senso vincendo la schizofrenia presente nel sistema portuale italiano che prevede potenziamenti di quasi tutti i porti esistenti sulle nostre coste : Vado Ligure, Trieste e anche Civitavecchia. Uno sviluppo di questo tipo senza una programmazione complessiva a livello nazionale rischia soltanto di depotenziare quello che oggi è Gioia Tauro a livello internazionale creando competitor sullo stesso mercato nazionale invece di rendere più efficiente e competitivo il sistema portuale esistente.