• La visita del ministro della Giustizia in Calabria. Calogero (Cgil): “Venga a riaprire l’istituto Daga di Laureana di Borrello”
    27/01/2013 | Antonino Calogero, segretario generale Cgil Gioia Tauro | Comunicato

    GIOIA TAURO – La chiusura del Daga ha rappresentato la vera natura del governo Monti. Un esecutivo che ha operato, in nome del taglio dei costi inutili, la peggiore scelta che si potesse fare in una terra di ndrangheta, come la Piana di Gioia Tauro, in cui la legalità si nutre di piccoli esempi virtuosi. La struttura carceraria di Laureana, più che chiusa, dovrebbe essere all’onore delle cronache nazionali,come un luogo in cui i giovani, che cadono nella trappola della criminalità, posso uscirne; un posto in cui lo Stato afferma la sua supremazia al crimine e fa ritrovare all’uomo il valore dell’onesta e dell’essere cittadino, Nonostante la Cgil, vicina da subito alla lotta del comitato e di tutta la cittadinanza di Laureana, queste cose le dica da tempo, le istituzioni, in primis governo e Regione Calabria, hanno saputo solo gettare fumo negli occhi e avanzare illusioni e promesse sulla riapertura del carcere. E’ addirittura vergognoso che la ministra venga in Calabria non per riaprire il Daga, ma per partecipare, forse all’ennesima passerella. Speriamo, almeno, che ne approfitti per dare certezze sulla celere riapertura e non dispensi, invece, le solite rassicurazioni che finiscono con l’umiliare quanti ancora credono nella giustizia e nella legalità.

     

    Quale potrebbe essere occasione migliore di fare una puntatina a Laureana di Borrello per conoscere di persona la realtà delle cose e per attivare la riapertura, Capirebbe che si rischia di commettere un crimine sociale che dovrebbe pesare sulla coscienza di chi governa più di molte condanne comminate, a volte con leggerezza, dai tribunali o peggio evitate dai potenti attraverso leggi ad personam, vizi procedurali e formali. L’esponente di governo, per capire, dovrebbe guardare gli occhi delle madri che sperano nel Daga come l’opportunità di vedere ritornane uomo e cittadino il proprio figlio che è stato indotto anche dalla nostra società malata a sbagliare. Nessuno di noi è estraneo e dobbiamo sentire la responsabilità di fare, ciascuno secondo le proprie possibilità, tutto quello che è in nostro potere per ridare onesta e nuove opportunità a quanti vivono insieme a noi nel nostro stesso Paese. Riteniamo, perciò, che nessuno può non ritenersi assolto; infatti, maggiori sono le responsabilità e più alto è il livello di complicità morale. Infine, poiché pensiamo che la speranza non sia l’ultima a morire vogliamo confidare che domani la ministra sappia dare vere, reali, concrete certezze sull’immediata riapertura del Daga magari venendo a Laureana, nella Piana che è una terra che ha sete di giustizia e legalità.