• La Commissione precetta l’Italia sull’Imu dei beni della Chiesa. Compresi gli arretrati dal 2006
    23/10/2012 | Giuseppe Campisi | Edicola di Pinuccio

    GUAI IN VISTA PER l’Italia in arrivo da Bruxelles. Si ricorderà bene la questione dell’Imu sui beni della Chiesa Cattolica, una incombenza che il Governo, tra prove tecniche di applicazione e pastrocchi legislativi vari è approdata sino alla recente bocciatura della Consiglio di Stato che ha provveduto a silurare il decreto attuativo, perché si spinge oltre le competenze ministeriali. Tra i punti dubbi, proprio quello della definizione di immobile a scopo commerciale, o parzialmente commerciale: ovvero una situazione non rara tra le strutture della Chiesa cattolica, di gran lunga la più grande proprietaria immobiliare del paese. Il quotidiano economico Milano Finanza riporta la notizia che la Commissione Europea starebbe notificando all’Italia di far pagare a tutte le associazioni e confessioni religiose le somme “raggirate” dal 2006.

     

    Si badi bene, il provvedimento riguarderebbe anche fondazioni, partiti e sindacati per una somma stimata per difetto di circa 200 milioni all’anno. Totale : 1,2 miliardi di €. Un tesoretto occultato in un simil-condono. La norma attuale impone l’obbligo della dazione dell’imposta a partire dal 2013 ma è dal 2006 – continua il quotidiano – che vigono in Italia le regole che stabiliscono che gli enti non profit debbano comunque pagare l’imposta sui loro immobili che hanno un utilizzo «meramente commerciale». Se il Governo italiano continuasse a tentennare sulla materia, potrebbe essere passibile delle più severe sanzioni europee che potrebbero, peraltro, includere anche gli arretrati. “Il dubbio, che hanno anche a Bruxelles, è che si nasconda una sanatoria nemmeno troppo velata in questa scelta del governo Monti”, rincara il quotidiano. E questo “mentre milioni di cittadini verranno nuovamente spremuti prima di Natale solo per il fatto di possedere la casa,  magari unico bene di famiglia. E’  grottesco e per certi versi disarmante – chiosa il servizio del quotidiano milanese – scoprire che già c’erano le leggi per la compartecipazione al gettito di enti religiosi e non”. Ecco, che a differenza delle distratte diottrie nazionali, sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea sono finiti certi privilegi spesso dissimulati dietro una parvenza di ingannevole utilità sociale che, pur conservando  l’attenuante del no profit, tendono a sfuggire alla fiscalità statale ed a conservare nel contempo la loro più vera missione di produttività economica i cui fini, pur se nobili, si riverberano, a peso morto, sulle spalle di milioni di ignari quanto inconsapevoli diligenti contribuenti.