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	<title>Edicola di Pinuccio&#187; protesta</title>
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	<description>rassegnastampa di Cinquefrondi e della Calabria</description>
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		<title>No Rigassificatore. La democrazia sospesa in Calabria</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 19:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pittalis1971</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rigassificatore]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>CI VIENE DA CHIEDERCI in cosa sia diversa la ‘ndrangheta, quando il governo opera in questa terra in negazione &#8211; la più completa – di principi costituzionalmente tutelati, leggi, regolamenti, giustizia e democrazia, foraggiando, della stessa ‘ndrangheta, i circuiti economici speculativi e non lasciando, nel deserto che si crea, altra possibilità ai cittadini che mendicare il pane o emigrare, ancora un’altra volta, forse definitivamente. Non possiamo, in premessa a questo comunicato, che prendere atto di questa dittatura clientelare in cui stato e antistato sono due parti complementari di una stessa forma di potere autoritaria. Il Comitato portuale, organo pubblico, ieri ha dato uno spettacolo penoso: salvo i sindaci titolati al voto e alcuni sindacalisti, che hanno scelto di recarsi alla sede dell’Autorità portuale attraversando quel cancello che alle cittadine e i cittadini è rimasto precluso di varcare, sorvegliato a mano armata da decine di agenti in tenuta antisommossa, gli altri membri hanno preferito andare a votare sul nostro futuro passando dalla Dogana, cinque chilometri a monte, sgattaiolando poi come topi attraverso grate di ferro rimosse ad hoc nella notte, mentre ad una manifestazione pacifica e regolarmente autorizzata – lo ripetiamo ancora una volta – veniva impedito, senza alcun preavviso e senza che ne sussistessero i motivi, il diritto all’espressione del dissenso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un gesto di tale vigliaccheria</strong>, di tale ignorante arroganza è davvero senza pari, ha un che di disgustoso: uno dei momenti più bassi e ignobili della vita democratica e civile nella storia della nostra regione. Oggi, come raramente è avvenuto in un mese e più di mobilitazioni, la protesta contro il rigassificatore conquista finalmente le pagine regionali dei quotidiani calabresi e addirittura le prime. Quasi tutte in coro, le testate calabresi, dopo averci negato il diritto d’informazione e non aver ottemperato al dovere di cronaca, ne fanno oggi abuso titolando grande la vittoria dei nostri nemici. Sappiamo che sono bene informati e quindi, da sempre, in malafede. Non ci rivolgiamo quindi a loro – fatto salvo qualche sincero giornalista che si deve prendere lo spazio che le redazioni gli concedono e star zitto – ma alle cittadini e ai cittadini che non sanno: IERI NOI ABBIAMO PERSO. IERI LA LNG MED GAS HA VINTO CON TUTTE LE LOBBIES INCROCIATE, LOCALI E NAZIONALI, POLITICHE, SINDACALI, IMPRENDITORIALI E MASSOMAFIOSE, NONCHE’ ISTITUZIONALI. MA IL RIGASSIFICATORE, COMUNQUE, NON SI FARA’. Cambiano le carte in tavola, certo, perché con la concessione quarantennale di 261.036 mq di proprietà demaniale, di decine di ettari del nostro territorio, abbiamo garantito alla holding che ci viene a colonizzare una ricca rendita, sotto forma di penali da incassare in caso di blocco dell’opera. Soldi nostri che forse abbiamo perso per sempre… forse. Perché troppe sono le irregolarità e gli scandalosi abusi nel complessivo iter autorizzativo dell’opera perché possano pensare, lor signori, d’avere in tribunale gioco altrettanto facile di quello che hanno avuto nel mettere al proprio servizio i poteri istituzionali esecutivi e amministrativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In tribunale non la spunteranno</strong>. Sul territorio, invece, li costringeremo a confrontarsi con tutte e tutti, con la popolazione. A oltranza, e senza tregua. “Siamo qui per tutelare l’ordine pubblico e garantire anche a voi il diritto di manifestare”. Questa bugia i funzionari di polizia l’hanno ripetuta nei diversi incontri e interlocuzioni avute con gli organizzatori della manifestazione di ieri. Mentre da fonti “anonime” si seminavano a mezzo stampa terrorizzanti indiscrezioni sugli assetti dell’antisommossa pronti a sbaragliarci il giorno della manifestazione, si preparava, in quelle stanze che qui rappresentano il governo nazionale, il più scandaloso attacco al diritto costituzionale d’espressione che in Calabria si sia visto dai tempi della rivolta a Reggio. A una manifestazione regolarmente autorizzata veniva negato il sito previsto, ribadiamo, senza alcuna previa comunicazione, con pieno abuso di potere e in violazione di tutte le norme procedurali in materia di ordine pubblico nonché in spregio lampante del dettato costituzionale in materia dei diritti di manifestazione e di espressione dei cittadini, i quali sono – ma non qui evidentemente – titolari del pieno diritto di riunirsi pacificamente, liberamente e senz’armi, quali ieri eravamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se duecentocinquanta manifestanti</strong> vi sembrano pochi, in un giorno lavorativo, a queste condizioni di censura, terrorismo e repressione, se la forza e la determinazione espressa dalla piazza di ieri nel prendersi lo spazio di espressione negatole facendo blocchi stradali e cortei spontanei, se decidete di far credere che ieri era l’ultimo atto della lotta contro il rigassificatore vi sbagliate e vi smentiremo ancora. Non ci interessa più nemmeno il profilo scelto da quelle forze politiche che hanno cavalcato la protesta, come il Movimento Cinque Stelle che arbitrariamente, nelle scorse settimane, si é intestato la paternità della stessa, e poi indebitamente se n’è assunta la rappresentanza in iniziative inutili e dannose, come l’incontro al MI.S.E. del 19 c. m., realizzate sopra la testa e contro le indicazioni del movimento (non a caso assente in quella sede), secondo un grossolano profilo di strumentalizzazione che si è confermato ieri con la diserzione della piazza da parte di tutti i loro parlamentari. Con questi la rottura sarà inevitabile, se non dimostreranno di essere disponibili al dialogo vero; in caso contrario noi, a casa nostra, non lasceremo più loro alcuno spazio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alla popolazione della Piana diciamo</strong>: svolgeremo, tutti assieme, una grande assemblea, che convocheremo a breve; e decideremo i prossimi passi da compiere. Ai sindaci, che ieri hanno parimenti disertato, salvo che per una sparuta minoranza di presenti e che pure ha tenuto un profilo del tutto inadeguato, lasciamo un’altra possibilità: sindaci e amministratori, vi invitiamo a convocare incontri nei quali coordineremo assieme le prossime mosse del fronte dei contrari. Potete collaborare e mettervi a disposizione o declinare l’invito. In base al segnale che manderete, ci regoleremo, perché da oggi non sono ammesse più, da nessuno, ambiguità di sorta.</p>
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		<title>A margine della protesta. Bene comune o interessi di pochi? Quello che non convince dell&#8217;agitazione di questi giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>DEVO DIRE LA VEITIA&#8217;: <em>all’inizio della protesta non avevo ancora ben inquadrato i contorni esatti e pensavo ad un risveglio delle coscienze, ad una decisa presa di posizione unitaria contro caste e poteri forti. In realtà, ciò che si è concretizzato è proprio il contrario, cioè la consacrazione di un sistema, che continua a non perseguire il bene comune. E’ il sistema delle caste, degli interessi corporativistici, ieri dei tassisti, poi dei farmacisti, oggi degli autotrasportatori, domani degli avvocati ecc. ecc. Che pretendono l’intervento dello Stato a difesa dei loro interessi particolaristici. E’ vero, le tasse, il costo dei carburanti e dell’energia sono ormai diventati proibitivi, è vero che ci stanno impoverendo sempre più, ma bloccare la vita della gente comune, ostacolare i servizi essenziali, buttare al macero milioni di euro, non sono certo atti da condividere. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_28760" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/edp-2/opinioni-edp-2/a-margine-della-protesta-bene-comune-o-interessi-di-pochi-quello-che-non-convince-dellagitazione-di-questi-giorni/attachment/samsung" rel="attachment wp-att-28760"><img class="size-medium wp-image-28760" title="rifiuti a locri" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/01/2012-01-27-08.38.34-225x169.jpg" alt="" width="225" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">rifiuti a locri. foto: dario pronesti&#39;</p></div>
<p><strong>Sono, semmai</strong>,<em> atti sconsiderati che danneggiano i deboli, non i forti, che continuano ugualmente a godere dei loro insopportabili privilegi. La protesta di questi giorni va dunque addebitata all’egoismo, tutto italiano, dove ogni gruppo o singolo pensa solo a difendere i propri interessi, egoismo che ha raggiunto punte altissime, anzi, direi addirittura istituzionalizzato, dal ventennio berlusconista-leghista. Sì, perché, se l’Italia ha raggiunto cifre da capogiro di disavanzo pubblico, ciò è dovuto anche a questo. Ma si continua lo stesso a non voler capire che il bene comune equivale al bene del singolo e viceversa. Il pericolo che incombe è la strumentalizzazione politica, per cui i politici di cui oggi si chiede la testa, continueranno ad essere intoccabili ed inconcludenti (a proposito, non si è parlato più dell’abbassamento dei loro stipendi?) o, peggio ancora, l’avanzata populistica e demagogica che potrebbe sconfinare in qualcosa di fortemente lesivo della democrazia.</em></p>
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		<title>Saline Joniche, successo della manifestazione contro la centrale a carbone</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 16:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; È un successo pieno il presidio simbolico contro il carbone. Nel giorno del No Coke Day nazionale, il movimento calabrese si ritrova a Saline...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/saline-joniche-successo-della-manifestazione-contro-la-centrale-a-carbone/">Saline Joniche, successo della manifestazione contro la centrale a carbone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; È un successo pieno il presidio simbolico contro il carbone. Nel giorno del No Coke Day nazionale, il movimento calabrese si ritrova a Saline Joniche e prende d’assedio l’area industriale dell’ex Sipi, scelta per l’ennesimo e avventuristico progetto di centrale.</p>
<p>“Abbiamo deciso di organizzare un presidio simbolico – annuncia vittoriosa Francesca Panuccio, a nome degli organizzatori del Coordinamento Associazioni Area Grecanica – ma oggi in piazza siamo in tantissimi, è una vera e propria manifestazione”. I numeri ci sono, e le presenze sono significative. A prendere la parola è il primo cittadino di San Lorenzo Lillo Sapone, a nome dei sindaci di Condofuri, Palizzi e Bagaladi. Il no al progetto della SEI è determinato. Prese di posizione decise anche dai rappresentanti istituzionali, con il deputato Sergio Piffari di Idv (Commissione ambiente) e il consigliere regionale dipietrista Peppe Giordano e il consigliere provinciale socialista Pierpaolo Zavettieri, e dai rappresentanti dei partiti (Pdci, Prc, Sel). Ma a caratterizzare il presidio è la presenza della società civile (oltre al Coordinamento, da segnalare tra gli altri la presenza del Csoa Cartella, della Rete calabrese Difesa del Territorio, del Collettivo UniRC, del Movimento 5stelle, dell’associazione Borghi solidali con Piero Polimeni) e soprattutto dei sindacati con la Cgil e Usb (Aureli Manti), a testimonianza che la questione occupazionale può trovare soluzione anche a prescindere dal progetto della centrale. Non sono mancate le associazioni ambientaliste, con i dirigenti nazionali Nuccio Barillà e Stefano Ciafani di Legambiente, Maria Grazia Midulla del Wwf e Flavio Stasi, rappresentante del movimento gemello contro la centrale a carbone di Rossano. Infine l’ingegner Perassi e il pneumologo Filippo Barreca hanno posto l’accento sulla questione salute. Fondamentale anche la presenza dei coltivatori del bergamotto, idealmente rappresentati per l’occasione da Ugo Sergi, testimonianza di una realtà d’eccellenza – che dà lavoro e produce economia con oltre 400 aziende – che sarebbe spazzata via dai fumi del carbone.</p>
<p>Ma a dare tono al presidio è stata la fantasia e l’ironia. Un carro allegorico preparato da Legambiente riassume il senso della centrale targata SEI: “La gallina dalle uova alla coke&#8230;” e null’altro da aggiungere. “Sole, vento, cultura e mare, qui non c’è spazio per la centrale” recita lo striscione del Coordinamento. Poi si punta su un classico: “La Befana solo il 6 gennaio!”, mentre gli attivisti distribuiscono caramelle invece che carbone. C’è spazio anche per i tiratori con l’arco, che danno il loro contributo alla lotta centrando un bersaglio su cui campeggia il progetto della centrale. E poi decine di striscioni, le bandiere colorate del movimento No Ponte e dell’associazionismo diffuso, i simboli storici dell’ambientalismo e quelli della resistenza civile. Spazio anche ai versi, con le stilettate poetiche dialettali di Ciccio Demetrio, un cittadino melitese impegnato caparbiamente nella lotta al carbone, insignito simbolicamente del premio “Fionda di Davide” da Legambiente, perché la sfida alla centrale si fa anche con le pietre delle parole.</p>
<p>“Siamo noi Repower – urla Markus Keller, rappresentante del movimento svizzero “ZUKUNFT STATT KOHLE &#8211; Futuro invece che carbone” – noi svizzeri siamo i proprietari della società, e dovranno ascoltarci”. Una lezione di civiltà che il paese neutrale per eccellenza, ma affatto indifferente, dà all’Europa, scendendo in campo contro la multinazionale elvetica che investe su un futuro sporco in regioni lontane. Hanno voluto esserci a Saline, ricambiando la visita estiva del movimento calabrese. Hanno voluto esserci per dire tutte le verità sull’investimento Repower a Saline e in Germania: “Sappiamo tutti che il carbone non è redditizio, si ricava energia a costi fuori mercato. È conveniente solo se si devasta l’ambiente e si calpesta la salute della gente – ribadisce Keller – ed è quello che vogliono fare: profitti privati e riversando i costi sulla collettività”. A raccontare con grande passione la storia di morte e dolore che accompagna l’estrazione del carbone è stata Karmen Ramírez Boscán, colombiana leader popolazione indigena Wayoo, tra le più colpite dalla devastante industria estrattiva. Una miniera a cielo aperto che produce morte e scatena guerre tra poveri per il controllo del territorio. Presenze dal forte impatto simbolico, perché proprio il carbone colombiano dovrebbe alimentare la centrale calabrese di marca svizzera, facendo scattare immediatamente una solidarietà europea e addirittura transoceanica.</p>
<p>“A due passi da Saline, a Pentedattilo, le associazioni dell’Area Grecanica – dice Nuccio Barillà – hanno recuperato il suggestivo borgo antico, facendolo diventare un centro culturale nazionale con un festival cinematografico e mille iniziative di ogni tipo. Noi siamo “per”, siamo a favore di un modello che valorizzi il territorio e bocciamo il modello coloniale che vuole imporre progetti distruttivi come quello della centrale e del Ponte sullo Stretto”. D’altronde le dinamiche globali impongono una riflessione globale. La via è già tracciata: “L’alternativa energetica al carbone esiste già – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – negli ultimi anni sono stati realizzati 300mila impianti fotovoltaici, per un totale di 11mila megawatt e installati parchi eolici per 8mila megawatt. Stiamo recuperando i ritardi storici accumulati nei confronti della Germania, paese leader al mondo per la produzione di fonti rinnovabili, che recentemente deciso di chiudere non solo le centrali nucleare, ma gradualmente anche tutte le altre centrali a fonti fossili, a partire dal carbone, per produrre il 100% di elettricità dalle rinnovabili entro il2050. È questo l’esempio che deve seguire il nostro Paese, e non quello della Cina che continua a costruire nuove centrali”.</p>
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