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	<title>Edicola di Pinuccio&#187; centrale a carbone</title>
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	<description>rassegnastampa di Cinquefrondi e della Calabria</description>
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		<title>Il Tar blocca il progetto della centrale a carbone di Saline Joniche: esultano gli ambientalisti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2015 19:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pittalis1971</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, &#8220;non si farà perché l&#8217;iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/il-tar-blocca-il-progetto-della-centrale-a-carbone-di-saline-joniche-esultano-gli-ambientalisti/">Il Tar blocca il progetto della centrale a carbone di Saline Joniche: esultano gli ambientalisti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, &#8220;non si farà perché l&#8217;iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature&#8221;. Lo dicono le associazioni ambientaliste riferendo della decisione del Tar del Lazio che ha accettato &#8220;il ricorso contro il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione d&#8217;impatto ambientale&#8221;. &#8220;Una grande vittoria contro un progetto sbagliato, ormai fuori dal contesto energetico nazionale &#8211; dicono le associazioni &#8211; il Ministero dello Sviluppo economico prenda atto di questa sentenza e chiuda con un &#8216;no&#8217; definitivo la conferenza dei servizi con il diniego a un progetto che ha alcun senso&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Legambiente, Greenpeace, Wwf &#8220;la proposta di centrale a Saline Joniche rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l&#8217;ambiente, per la salute e per le comunità locali&#8221; ma &#8220;oggi sarebbe anche inutile&#8221;. Infine il Tar del Lazio afferma «&#8221;la necessità di dare ascolto anche alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali&#8221; Il ricorso era stato presentato a fine novembre 2012 da Legambiente, Greenpeace, Wwf, Lipu, e poi unificato a quello della Regione e di altre associazioni nazionali e locali. &#8220;Il TAR del Lazio ci ha dato ragione: la centrale a carbone a Saline Joniche non s&#8217;ha da fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia che da tanto tempo aspettavamo è finalmente arrivata: il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (sezione seconda quater), ha accolto i ricorsi presentati dal Coordinamento Associazioni Area Grecanica &#8211; No al carbone, dalla Regione Calabria e dai comuni di Montebello e Condofuri e dalle Associazioni Ambientaliste Nazionali, annullando così i provvedimenti impugnati. Il ricorso firmato per il Coordinamento Associazioni Area Grecanica da Italia Nostra Onlus sez. Reggio Calabria, C.A.I. Aspromonte di Reggio Calabria, Consorzio di tutela del bergamotto , Associazione &#8220;Mondo verde club&#8221;, Associazione &#8220;Eureka&#8221; di Lazzaro, Associazione culturale &#8220;I Fossatesi nel Mondo&#8221;, Associazione culturale &#8220;Nemesis&#8221; e Associazione &#8220;Pro Pentedattilo&#8221; chiedeva l&#8217;annullamento della Valutazione d&#8217;Impatto Ambientale e del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2012. Una grande vittoria per l&#8217;area grecanica e per la Calabria tutta, una vittoria di Davide contro Golia&#8221; afferma il Coordinamento Associazioni Area Grecanica &#8211; No carbone.</p>
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		<title>Centrale a Carbone di Saline Joniche. Longo: Solidarietà e pieno sostegno al coordinamento &#8220;No Carbone&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2014 20:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rgallo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Lascia senza parole l’azione legale della SEI S.p.a, che cita in giudizio e chiede ben 4 milioni di euro di risarcimento ai membri del Coordinamento Associazioni Area Grecanica “NO Carbone” Giuseppe Toscano, Noemi Evoli, Paolo Catanoso e Domenico La Rosa. L’accusa è di avere compiuto “attività lesive dell&#8217;onore,della reputazione,dell&#8217;immagine e dell&#8217;identità economica e professionale della società”, opponendosi alla costruzione di una nuova e anacronistica centrale a carbone nel Porto di Saline Joniche. Al coordinamento va tutta la nostra solidarietà, con la promessa che continueremo a offrire alla loro battaglia tutto il nostro sostegno, a differenza dei tanti che nel tempo hanno compiuto i più sconcertanti salti della quaglia.</p>
<p><strong>Spiace in questo senso la grave  inversione di marcia de</strong>l presidente della Provincia Giuseppe Raffa che, dopo aver per anni proclamato la propria contrarietà all&#8217;impianto proposto per Saline, ha espresso recentemente parere favorevole alla concessione demaniale del Porto alla SEI S.p.a. Siamo profondamente delusi da questo cambio di marcia, in contrasto con quanto era il deliberato del Consiglio Provinciale, che aveva espresso parere contrario alla centrale a carbone.</p>
<p><strong>La realizzazione dell’impianto deve essere impedita a ogni costo</strong>, per evitare l’ennesimo sopruso a danno del nostro territorio, e per invertire una tendenza che fino a oggi ha negato qualsiasi tipo di sviluppo reale per la Calabria. Di insediamenti imposti a colpi di ricatto occupazionale ne abbiamo subiti a sufficienza, ottenendo in cambio soltanto grandi operazioni di speculazione, cassintegrati e danni per l’ambiente.</p>
<p><strong>Agli attivisti del coordinamento ribadiamo quindi la nostra vicinanza</strong>, impegnandoci a riportare la loro battaglia al centro del dibattito politico provinciale. “Sinistra in Movimento” si farà carico di organizzare un incontro con loro e con le tante altre organizzazioni che si occupano di tutela ambientale nel nostro territorio, per valutare insieme le strategie da portare avanti per opporsi efficacemente a questo ennesimo scempio.</p>
<p><strong>I componenti del movimento, che hanno il coraggio di mettere la faccia</strong> in battaglie troppo spesso combattute ad armi impari, non devono essere lasciati soli ma incoraggiati a proseguire la loro missione senza lasciarsi intimorire da atti che a noi sembrano semplicemente intimidatori. L’azione legale della SEI infatti è gravissima e rischia di creare un pericoloso precedente di stampo fortemente censorio, disincentivante anche per le altre importanti battaglie ambientaliste condotte in tutto il territorio provinciale.Per queste ragioni invitiamo il coordinamento “No carbone” a proseguire la battaglia per la salute pubblica con lo stesso coraggio e la coerenza di sempre.</p>
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		<title>Tripodi (Pdci): &#8220;Apprezzamento per il risultato del referendum nel cantone svizzero dei Grigioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 13:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Esprimo il più vivo apprezzamento per il bellissimo risultato del referendum “Per un’energia pulita senza carbone”, svoltosi nei giorni scorsi nel cantone svizzero dei Grigioni. I cittadini grigionesi hanno pronunciato un forte no al carbone e con il loro voto hanno intimato un chiaro stop alla centrale a carbone che Sei-Repower vogliono realizzare a tutti i costi a Saline Joniche. La scelta compiuta dai cittadini del cantone dei Grigioni che hanno decretato la vittoria del si al referendum “Per un’energia pulita senza carbone” significa concretamente che Repower, società con maggioranza di capitale pubblico e a sua volta azionista principale del gruppo Sei, non potrà più investire nella centrale a carbone di Saline Joniche. L’augurio è, dunque, che con questo referendum si possa scrivere la parola fine ad una vicenda in cui gli interessi del nostro territorio sono stati pesantemente sacrificati e calpestati sull’altare di un tentativo vergognoso di aggressione dei suoi diritti e valori fondamentali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dalla Svizzera ci arriva</strong> un segnale straordinario che dobbiamo saper cogliere. Lo schiaffo severo e senza appello che i cittadini Grigionesi hanno sferrato al management di Repower e di Sei rappresenta uno scatto di dignità di cui non possiamo che rallegrarci perché salute, ambiente ed energia pulita non sono trattabili e non possono essere subordinati agli interessi rapaci di chi vuole saccheggiare il territorio. A questo punto, dopo il clamoroso fallimento del nefasto disegno carbonifero perseguito con pervicacia e prepotenza in tutti questi anni e dopo la massiccia sfiducia popolare emersa dal voto del referendum, i dirigenti di Sei e di Repower dovrebbero trarre le logiche e dovute conseguenze, rispettando la volontà popolare e facendo l’unica cosa giusta che dalla Svizzera alla Calabria in tanti stanno attendendo e cioè dimettersi dai loro incarichi nelle due società che adesso occupano abusivamente dopo essere stati sfiduciati dal loro azionista di maggioranza e cioè dal popolo del Cantone dei Grigioni.</p>
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		<title>Centrale a carbone di Saline. Longo (Prc): &#8220;Da Confindustria una accelerazione miope e poco responsabile&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 20:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pittalis1971</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2013/05/giuseppe-longo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-62675" alt="giuseppe longo" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2013/05/giuseppe-longo.jpg" width="151" height="121" /></a>REGGIO CALABRIA &#8211; Scoraggia e delude la “benedizione” di Confindustria Reggio Calabria al progetto di Sei Spa per costruire una centrale a carbone a Saline Joniche. La firma di un protocollo d’intesa tra gli industriali e la multinazionale svizzera dimostra piuttosto una visione incredibilmente miope delle possibilità di sviluppo e ricostruzione della nostra terra, troppo spesso vessata da investimenti sconsiderati e congelata da decenni nell’immobilità più totale. L’associazione di imprenditori, per bocca del presidente Cuzzocrea, ammette esplicitamente la propria incompetenza riguardo ogni tipo di valutazione d’impatto ambientale e ricaduta negativa per la salute dei cittadini: “Non è compito nostro”, si difende.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il compito degli industriali</strong>, continua, infatti è quello di “favorire il rilancio dell’economia” e quindi incoraggiare “un investimento interamente privato di 1500 milioni di euro”, con conseguente produzione di molti posti di lavoro per i calabresi. Ci ritroviamo di fronte all’ennesima replica del ricatto occupazionale, che ogni volta viene usato come ariete di sfondamento per far approvare progetti improbabili e rigettati dal territorio stesso: pensiamo per esempio alla battaglia contro la costruzione di un rigassificatore a Gioia Tauro. Lo sviluppo del territorio non può però essere imposto dall’alto, senza coinvolgere i cittadini che ci vivono e ne subiscono le conseguenze dirette, né deve poter essere attuato a costo della salute e del deturpamento dell’ambiente. Prima di firmare un qualsiasi protocollo, Confindustria avrebbe dovuto riflettere sulla responsabilità di questo gesto, che potrebbe significare un pericoloso scatto in avanti utile solo a legittimare la devastazione incontrollata del territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> Tutti dovrebbero porsi interrogativi</strong> che tengano conto dei costi ambientali, riflettendo per esempio sul perché nessuno nel mondo investa più sul carbone e una multinazionale con sede in Svizzera sia costretta a venire a investire proprio in Calabria, la terra dove ogni scempio sembra possibile. Cuzzocrea parla ancora del carattere “fantascientifico e ridicolo” delle proposte alternative alla centrale a carbone, tra cui la costruzione di un impianto turistico al posto della Liquidchimica che per il presidente degli industriali reggini comporterebbe “enormi costi di bonifica” impossibili da sostenere dagli enti locali. È vero che attualmente la Regione Calabria si è dimostrata incapace di gestire i fondi strutturali europei e di attirare ogni forma di investimento, ma ciò non vuol dire che la prossima amministrazione non si mostri capace di gestioni più illuminate. Ci si domanda inoltre perché mai gli investitori privati, magari gli stessi che vogliono puntare tutto su una fonte d’energia obsoleta come il carbone, non debbano impegnare i propri capitali nella rivalutazione e sfruttamento del nostro immenso capitale turistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Smettiamola dunque di veicolare l’idea</strong> che, essendo stata la Calabria fanalino di coda dello sviluppo per troppo tempo, dobbiamo accontentarci di qualsiasi briciola lanciata dagli investitori stranieri a costo del bene prezioso della salute e del rispetto dell’ambiente. Le alternative allo scempio ci sono e sono supportate da studiosi e associazioni di ogni natura: il dibattito su come implementare le potenzialità del territorio basando le alternative al carbone sulla tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali, turistiche, archeologiche e artistiche è appena cominciato. Siamo sicuri che anche questo tentativo di sfregiare la nostra terra verrà fermato con le armi del buon senso e della partecipazione civile.</p>
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		<title>Centrale di Saline Joniche, depositato alla segreteria del Tar del Lazio il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla Regione Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 05:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frabonini</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; E’ stato depositato presso la segreteria del Tar del Lazio il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla Regione Calabria per ottenere l’annullamento del decreto del ministro dell’Ambiente n. 115, del 5 aprile 2013, con il quale è stata dichiarata la compatibilità ambientale e concessa l’autorizzazione integrata ambientale per il progetto della centrale di 1320 Mw, alimentata a carbone, di Saline Joniche. Il ricorso per motivi aggiunti si ricollega direttamente ed immediatamente a quello già proposto dalla Regione dinnanzi al medesimo TAR del Lazio per impugnare il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che, decidendo sul contrasto tra ministero dei Beni Culturali, che aveva espresso parere negativo, e Ministero dell’Ambiente, aveva dichiarato la compatibilità ambientale dell’intervento proposto dalla società S.E.I. S.p.A. Quest’ultimo decreto, in particolare, era stato trasmesso per la registrazione alla Corte dei Conti che, sospendendo l’iter della registrazione, ha richiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri numerosi chiarimenti in ordine alla legittimità del provvedimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tra i punti di criticità evidenziati nella richiesta</strong> della Corte dei Conti assume specifico rilievo quello relativo alla mancata intesa con la Regione Calabria che, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale e la normativa che disciplina la concessione dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di impianti della potenza come quella prevista per la centrale di Saline, costituisce un presupposto essenziale per potersi far luogo all’autorizzazione. Nel caso della centrale di Saline tale intesa è mancata del tutto per la ferma opposizione della Regione Calabria che ha sempre ribadito, in tutti gli atti e provvedimenti ufficiali adottati da suoi organi di governo, di non potere assentire la costruzione sul proprio territorio di centrali a carbone giusto quanto previsto nel Piano Energetico Regionale, approvato dal Consiglio nel 2005 ed in corso di aggiornamento, che esplicitamente dispone un divieto in tal senso, per puntare invece su una produzione energetica da fonti rinnovabili e sostenibili sotto il profilo ambientale e territoriale, anche perché, come attestano gli stessi dati del Piano Energetico , la Calabria produce già più energia elettrica di quanta ne consumi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> La Regione è impegnata quindi ad impedire</strong> la realizzazione di un’opera che inciderebbe in maniera irreversibile sull’assetto ambientale di una zona di particolare pregio, dichiarata Sito di Interesse Comunitario e che lo stesso Ministero dei Beni Culturali, nell’esprimere il proprio parere negativo sulla realizzazione della centrale, ritiene dover tutelare anche per la presenza di significative giacenze archeologiche. Il ricorso per motivi aggiunti della Regione contro il decreto ministeriale n. 115, che dichiara la compatibilità ambientale dell’intervento, è diretto ad evidenziare la illegittimità di un atto che non poteva essere adottato considerato che ancora oggi non risulta ufficialmente concluso il sub-procedimento di registrazione presso la Corte dei Conti del precedente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2012, che viene assunto quale atto presupposto per la prosecuzione dell’iter. Su tali aspetti la difesa della Regione, affidata agli avvocati regionali Paolo Arillotta e Benito Spanti, richiama la stessa nota della Corte dei Conti di richiesta di chiarimenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla necessità imprescindibile di una intesa “forte” con l’Ente territoriale e sul difetto di motivazione, che non consente di superare l’orientamento espresso dalla Regione Calabria. Il successivo decreto ministeriale n. 115/2013 è quindi viziato sia per illegittimità derivata sia per vizi propri considerato che pretende fondare la propria giustificazione sulla asserita possibilità di risolvere la mancata intesa con la Regione Calabria ricorrendo all’articolo 5, comma 2, lettera c bis, della legge n. 400/1988, fattispecie questa che la difesa della Regione contesta decisamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> Sotto altro profilo la Regione insiste</strong> per la dichiarazione di illegittimità del parere rilasciato dalla Commissione VIA VAS n. 599/2010 e che il decreto ministeriale n. 115/2013 assume quale atto presupposto, eccependo che detto parere, tra l’altro già impugnato dalla Regione con ricorso principale tutt’ora pendente innanzi al TAR del Lazio, atteso che detto parere utilizza la norma di cui 27 della legge n. 99/2009 che deve ritenersi applicabile alla ipotesi di riconversione verso forme meno inquinanti degli impianti di produzione di energia già esistenti e non per quelle di costruzione ex novo di centrali a carbone, com’è nel caso di Saline. Per evitare ogni potenziale pregiudizio derivante dalla sua esecuzione, viene chiesta la sospensione del provvedimento impugnato evidenziandosi, al riguardo, le numerose lacune ed irregolarità di un iter rispetto censurato innanzi al TAR del Lazio oltre che dalla Regione, dagli altri enti locali interessati, associazioni ambientaliste, associazioni di produttori agricoli, che hanno proposto ricorsi autonomi ed anche interventi adesivi a quello proposto già dalla Regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/centrale-di-saline-joniche-depositato-alla-segreteria-del-tar-del-lazio-il-ricorso-per-motivi-aggiunti-proposto-dalla-regione-calabria/">Centrale di Saline Joniche, depositato alla segreteria del Tar del Lazio il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla Regione Calabria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Ambiente. Scilipoti (Pdl): &#8220;Assurdo continuare a parlare di centrale a carbone&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 17:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pittalis1971</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “E’ assurdo che nel 2013 mentre in tutto il mondo si parla di eco sostenibilità e di tutela ambientale del territorio, in Calabria ci...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-scilipoti-pdl-assurdo-continuare-a-parlare-di-centrale-a-carbone/">Ambiente. Scilipoti (Pdl): &#8220;Assurdo continuare a parlare di centrale a carbone&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_62607" class="wp-caption alignleft" style="width: 259px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/brevi/ambiente-scilipoti-pdl-assurdo-continuare-a-parlare-di-centrale-a-carbone/attachment/domenico_scilipoti_trenta_denari/" rel="attachment wp-att-62607"><img class="size-medium wp-image-62607" title="Domenico Scilipoti pdl" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2013/05/Domenico_Scilipoti_trenta_denari-249x169.jpg" alt="" width="249" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">sen. domenico scilipoti, pdl</p></div>
<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “E’ assurdo che nel 2013 mentre in tutto il mondo si parla di eco sostenibilità e di tutela ambientale del territorio, in Calabria ci sia ancora chi sostiene che sia necessaria la costruzione di una centrale a carbone” Cosi il sen. Domenico Scilipoti del Pdl durante il suo intervento al convegno incentrato sul tema della centrale a carbone di Saline Joniche, in corso di svolgimento presso il Comune di Condofuri. “La centrale a carbone – conclude il parlamentare- oltre ad avere un impatto ambientale troppo forte è pericolosa per la salute pubblica, è, pertanto, necessario trovare una valida alternativa nel campo delle energie alternative derivanti da fonti rinnovabili, archiviando definitivamente l’idea del carbone.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oggi a Reggio Calabria il convegno nazionale di Legambiente. &#8220;Da Saline a Doha la stessa lotta&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 14:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/legambiente-calabria-boccia-il-piano-casa-e-solo-lennesimo-condono-selvaggio-toscano-serve-un-cambio-di-paradigma-che-tuteli-e-valorizzi-il-territorio-liotta-scelte-falli/attachment/logo-legambiente/" rel="attachment wp-att-29530"><img class="alignright size-full wp-image-29530" title="Logo-Legambiente" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/02/Logo-Legambiente.png" alt="" width="283" height="170" /></a>REGGIO CALABRIA &#8211; In questi giorni in cui le principali associazioni ambientaliste stanno spingendo i governi riuniti a Doha ad aumentare gli sforzi affinché decarbonizzino le proprie economie e scongiurino gli effetti più disastrosi dei cambiamenti climatici, anche a Reggio Calabria le stesse associazioni ribadiscono a una sola voce il proprio no alla centrale a carbone che dovrebbe sorgere a Saline Joniche e che, se costruita, vanificherebbe gli sforzi che l’Italia e l’Europa stanno tentando di fare (e far fare) per facilitare questa transizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il caso Saline Joniche è emblematico</strong> della contraddizione italiana riguardo la lotta ai cambiamenti climatici: mentre in sede internazionale il nostro paese, assieme all’Europa, vuole imporre la propria leadership per guidare una seria decarbonizzazione dell’economia mondiale, in casa non è altrettanto severa e autorizza la costruzione di centrali carbone (Saline Joniche in primis, ma anche Porto Tolle, Vado Ligure, Fiume Santo e, probabilmente, anche Sulcis), calpestando, come se non bastasse, il volere della regione Calabria. Di fronte a questo atteggiamento ci si ci chiede quale sia il vero governo italiano quando si discute di questi temi. Quello che chiacchiera fuori casa spendendosi nella lotta ai cambiamenti climatici o quello casalingo sporco di carbone che invece autorizza la costruzione di centrali super-inquinanti che, se realizzate, aumenterebbero le emissioni CO2 di oltre 25 milioni di tonnellate all’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Inoltre, ci si domanda quali siano</strong> gli orizzonti energetici del nostro paese in un momento cruciale come questo, in cui si sta discutendo una Strategia Energetica Nazionale che sembra voler puntare ancora sulle vecchie fonti fossili. Si ragionerà di questi temi oggi a partire dalle 17 presso il Consiglio Regionale della Calabria. Parteciperanno: &#8211; Nuccio Barillà, Segreteria Nazionale Legambiente &#8211; Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente &#8211; Gaetano Benedetto, Direttore Politiche Ambientali WWF Italia &#8211; Alessandro Giannì, Direttore Campagne Greenpeace Italia &#8211; Danilo Selvaggi, Direttore Generale LIPU &#8211; Panolo Catanoso, Coordinamento Associazioni Area Grecanica “No al Carbone” &#8211; Cristina Ciccone, Segretaria Regionale Slow Food &#8211; Ugo Sergi, Coordinamento Produttori Agricoli Area Grecanica &#8211; Mariano Fortebuono, Provincia di Reggio Calabria</p>
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		<title>Centrale di Saline. Foti (Pdl) difende la scelta del Governo. &#8220;Progetto concreto e realizzabile&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2012 07:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frabonini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ROMA - Mi occupo di energia da molti anni -  dichiara l’on. Nino Foti – l’ho fatto in qualità  di Vice Presidente del G.M.E. – Gestore del Mercato...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/centrale-di-saline-foti-pdl-difende-la-scelta-del-governo-progetto-concreto-e-realizzabile/">Centrale di Saline. Foti (Pdl) difende la scelta del Governo. &#8220;Progetto concreto e realizzabile&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25359" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/politica-2/partiti/nino-foti-deputato-pdl-la-riunione-del-coordinamento-regionale-fuori-tempo-massimo/attachment/image-45-3/" rel="attachment wp-att-25359"><img class="size-medium wp-image-25359" title="onorevole nino foti pdl" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2011/12/Image-45-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">on. antonino foti</p></div>
<p style="text-align: justify;">ROMA - Mi occupo di energia da molti anni -  dichiara l’on. Nino Foti – l’ho fatto in qualità  di Vice Presidente del G.M.E. – Gestore del Mercato Elettrico, società per azioni costituita dal Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale S.p.A. (attualmente Gestore dei Servizi Elettrici &#8211; GSE S.p.A.), ancora prima l’ho già fatto in qualità di Vice Presidente Nazionale dell’IPI, Istituto per la Promozione Industriale nonché promuovendo diversi incontri nazionali sul tema peraltro anche alla presenza dell’allora Ministro allo Sviluppo Economico Antonio Marzano o con il già Sottosegretario all’Energia Stefano Saglia. L’ho già fatto ripeto e lo sto continuando a fare nel ruolo di parlamentare presso le deputate sedi nazionali competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Credetemi dunque – prosegue l’on. Nino Foti</strong> &#8211;  la mia non è dunque una valutazione a cuor leggero ma,  sinceramente, devo ammetterlo: riconosco nel progetto della Centrale a Carbone di Saline Ioniche promosso da SEI SpA, controllata dalla società svizzera REPOWER, tutte le caratteristiche di un progetto concreto e realizzabile. Sono un figlio della Calabria – dichiara l’on. Nino Foti -  segnatamente della Provincia di Reggio Calabria, ed ho vissuto tutta l’amarezza dell’incompiuta industriale su Saline Ioniche che ha dato vita a quella che si può, non a torto, definire come un’autentica <em>cattedrale nel deserto</em>.  Un esempio dal passato da cui imparare per non sbagliare ancora. Siamo di fronte ad un progetto, quello promosso da SEI per la realizzazione della Centrale a Carbone di Saline Ioniche, rispetto al quale ritengo che la Politica, quella vera intendo con la P maiuscola, ha sì il dovere di interrogarsi in modo libero e incondizionato, per capirne fino in fondo ogni aspetto, ma ha anche il dovere di assumersi le proprie responsabilità. Serve capire se si tratta davvero dell’ultimo treno per lo sviluppo di quell’area così fortemente violentata in passato da scelte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Serve capire se il futuro</strong> di molti nostri giovani debba essere ancora quello fatto di emigrazione forzata o se, invece, questo Progetto potrà rappresentare per molti di questi nostri giovani il tanto agognato posto di lavoro che oggi non c’è.  Servirà davvero capire tutto questo. Ma ritengo che chiunque sarà chiamato ad esprimersi, poiché deputato istituzionalmente a farlo, dovrà fondamentalmente dimostrare di avere il coraggio di decidere, anche a rischio di apparire momentaneamente impopolare purché lo faccia in modo davvero responsabile. Il Ministero dell’Ambiente ha già deciso esprimendosi favorevolmente sul progetto sconfessando il rischio inquinamento nonché gli anatemi preconcetti e le minacce di matrice ambientalista di quanti vanno disseminando solo terrore nella popolazione intorno all’idea dell’esistenza di tale Centrale o di quanti non trovano il coraggio di adottare scelte forse solo apparentemente impopolari. La Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha già fatto rilasciando positivamente il proprio parere VIA in ordine a tale progetto. La portata storica di quanto è accaduto non lo si può capire se non si conosce la storia industriale del nostro Paese e, soprattutto, quanto accaduto in casi analoghi a quello del Progetto per la realizzazione della Centrale a Carbone di Saline Ioniche.  Aver ottenuto da parte di SEI – Re Power tale Decreto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) rappresenta un passaggio istituzionale fondamentale che certifica la compatibilità ambientale dell’investimento e tale conclusione non è per nulla da darsi per scontata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Un altro impianto calabrese,</strong> quello di Rossano Calabro, per cui era stata chiesta la riconversione a carbone, si è visto negata la VIA dallo stesso ministero dell’Ambiente. Negli ultimi 20 anni si possono contare poche autorizzazioni di questo calibro: l’ultima in ordine di tempo è quella di Civitavecchia, preceduta da Fiumesanto e Vado Ligure. Occorre sapere, inoltre, che la valutazione sull’impatto ambientale sul progetto della Centrale a Carbone di Saline Ioniche  proposto da SEI è fondamentale sotto il profilo ambientale e della salute pubblica e, in particolare, è altrettanto importante quanto contenuto nell’allegato tecnico al decreto che dettaglia il piano di monitoraggio, garante del rispetto dei limiti delle emissioni dichiarata dalle Società. Le pur comprensibili paure da parte delle popolazioni in ordine all’impatto ambientale – commenta l’on. Foti -  ritengo possano definitivamente essere accantonate.  Non c’è motivo di essere impauriti. Quello che, piuttosto, mi spaventa di più è il pensiero sulle incertezze sul futuro occupazionale dei nostri giovani. Ed è su questo aspetto che intendo soffermarmi. Ritengo sia indiscutibile che di fronte alla totale inesistenza di altri progetti, nemmeno lontanamente equiparabili per tipologia di investimento, di fronte al nulla (dicasi il nulla!) come alternativa valida per il futuro di questa area della Provincia di Reggio Calabria, non c’è nessuna scelta da compiere.  Dal punto di vista occupazionale, poi, non si può non valutare tutti i vantaggi per il territorio. Anche in questo caso, chi istituzionalmente dovrà esprimere il proprio parere in merito a tale progetto non potrà non tenerne in debito conto. Perché è di questo che si tratta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel dire si oppure no a questo progetto</strong> occorre sapere che la vita media di una Centrale, come quella proposta da SEI – Re Power ,  a pieno regime è di trent’anni. Le tipologie di occupazione possibili sono di triplice valenza. In termini di occupazione diretta il Progetto della SEI prevede l’assunzione di 140 persone con diversi profili dall’operaio specializzato all’ingegnere, dal chimico al geologo fino al personale amministrativo. Esiste poi un indotto diretto dal punto di vista occupazionale che SEI prevede in 160 persone, il cui impiego deriva dall’apertura stessa della Centrale nei più disparati ambiti: sicurezza, portuali, catering, cura del verde… Esiste, infine, una forma di indotto indiretto occupazionale quantificabile verosimilmente da 200 persone in su. Ed è proprio su questo aspetto che la Politica deve e può intervenire. Attorno ad un progetto di simile portata è bene preparare il terreno, predisponendo interventi necessari a favorire la giusta conoscenza per i nuovi e futuri piccoli imprenditori e liberi professionisti delle reali opportunità e delle dinamiche di interesse che girano intorno a simili insediamenti industriali. Per inventarsi un futuro specializzandosi. È importante aprire una riflessione pubblica per guidare questo processo, quando la Società fa riferimento ai <em>“suggerimenti costruttivi volti a massimizzare le Sinergie tra la Centrale, con il suo rinnovato porto, e la struttura locale”</em> vuole dire che dobbiamo essere proattivi, saper leggere le possibili ricadute di un investimento del genere, per giunta completamente privato, il più importante degli ultimi 40 anni, ora che sappiamo che il Ponte è fuori dalle priorità di questo governo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni settori che potrebbero beneficiare</strong> dell’indotto di tale insediamento produttivo sono, senza dubbio, la RICETTIVITÀ, la gestione dei SOTTOPRODOTTI (gesso per industria cartongesso e polveri per cementifici), tutte le attività legate al funzionamento del PORTO DI SALINE IONICHE che nel progetto potrà essere sfruttato anche in chiave turistica con la realizzazione dei 400 posti barca previsti. Attorno al nuovo Porto di Saline Ioniche potranno sorgere nuove attività commerciali nel settore dell’industria ittica, della manutenzione e del rimessaggio soprattutto considerato che, ad oggi, il porto è pressoché inutilizzabile ed i pescatori locali non hanno strutture nelle vicinanze. Altro interessante aspetto sarà quello legato all’utilizzo della BIOMASSA, anche di provenienza agricola, per dare vita alla cosiddetta FILIERA BREVE derivante dal fatto che la Centrale può usare fino al 5% in cocombustione. Questi alcuni dei benefici possibili una volta che la Centrale sarà realizzata. Nell’immediato ci sarebbero poi ulteriori vantaggi dal punto di vista occupazionale. Si parla,infatti, di 5 anni di cantiere con in media impiegate 850 persone con picchi da 1500. Ad esempio Enel a Civitavecchia nel realizzare 3 linee  di impianti da 660MW (il progetto SEI ne prevede 2X660 MW) ha necessitato un cantiere da 4000 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Certamente è prioritario che SEI fornisca</strong> adeguate garanzie e che selezioni questo personale dando priorità assoluta all’occupazione locale. In questi casi si tende ad organizzare corsi di formazione in fase di cantiere in modo da avere il personale qualificato con la conclusione dei lavori e, in questo caso, data la durata, anche prima).  Insomma  -  conclude l’on. Nino Foti &#8211; adesso il destino di Saline Ioniche e dell’intera Provincia di Reggio Calabria e, oserei dire, della Calabria intera passa attraverso le mani anzi le menti e la capacità di comprensione delle popolazioni interessate e di chi ha il compito di amministrarle fino a livello regionale.  È giunto il tempo delle scelte importanti.</p>
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		<title>Centrale di Saline e rigassificatore di Gioia Tauro. Longo (Prc): &#8220;Dare vita ad un movimento di lotta contro gli impianti inutili e dannosi&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 17:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frabonini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non sarà certo il via libera del Governo Monti sulla compatibilità ambientale della centrale a carbone di Saline, a dissipare i forti dubbi che...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/centrale-di-saline-e-rigassificatore-di-gioia-tauro-longo-prc-dare-vita-ad-un-movimento-di-lotta-contro-gli-impianti-inutili-e-dannosi/">Centrale di Saline e rigassificatore di Gioia Tauro. Longo (Prc): &#8220;Dare vita ad un movimento di lotta contro gli impianti inutili e dannosi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15620" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/piana/cinquefrondi-piana/%c2%absostegno-a-lotta-senza-se-e-senza-ma%c2%bb-il-capogruppo-del-prc-in-consiglio-provinciale-difende-la-protesta-dei-lavoratori-del-trasporto-serve-pensare-anche-agli-studenti-costretti-a-viaggia/attachment/peppe-longo-logo-rifondazione/" rel="attachment wp-att-15620"><img class="size-medium wp-image-15620" title="peppe longo logo rifondazione" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2011/09/peppe-longo-logo-rifondazione-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">giuseppe longo</p></div>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;">REGGIO CALABRIA &#8211; Non sarà certo il via libera del Governo Monti sulla compatibilità ambientale della centrale a carbone di Saline, a dissipare i forti dubbi che continua a suscitare il progetto della Sei o ad indebolire il fronte di chi in questi anni si è battuto giustamente contro un impianto pericoloso ed inutile. Conseguenze negative sull’ecosistema e la salute dei cittadini, basse ricadute occupazionali, nessun allarme da fabbisogno energetico, forti penalizzazioni turistiche e tutela archeologica ignorata. Ognuno di questi argomenti costituisce ovviamente ancora un valido motivo per dire no alla costruzione della centrale a carbone, tanto più che la stessa commissione Via-Vas del ministero dell’ambiente sostiene che molte di quelle ragioni contrarie sono fondate. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;"><strong>Mentre il Governo dei poteri forti</strong> tenta di accelerare l’iter di questi impianti, come è avvenuto con il decreto autorizzativo del rigassificatore di San Ferdinando da parte del ministro Clini, che stranamente, e forse oggi capiamo il perché, non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, accogliamo con grande entusiasmo e fiducia la notizia che giunge da Roma in merito alla seconda bocciatura del progetto della LNG pronunciata oggi dal consiglio superiore dei lavori pubblici. Questa decisione dovrebbe far riflettere chi sino ad oggi si è ostinato, con miopia e protervia, a sponsorizzarne la realizzazione, nonostante da più parti, e soprattutto da San Ferdinando in Movimento e dai sindaci di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno si evidenziavano carenze progettuali e violazioni normative. In primis dovrebbero rivedere le proprie posizioni Provincia e Regione che sollecitate ripetutamente alla prudenza non hanno voluto mai sentire le nostre ragioni. Sennonché, curiosamente, proprio alla vigilia dell’esame del consiglio superiore dei lavori pubblici che avrebbe bocciato il progetto della LNG, il Presidente Scopelliti fa pubblicamente retromarcia sull’opportunità di realizzare il rigassificatore a San Ferdinando, forse perché cosciente del fatto che sta andando incontro ad una pesante sconfitta politica su uno dei punti principali del suo programma di governo. Che diranno ora i sostenitori di quel pericoloso progetto, molti dei quali esortati a sostenerlo dallo stesso Scopelliti? Quelli che ci definivano i politici del sempre no a tutto ciò che si vorrebbe realizzare nella Piana di Gioia Tauro? </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;"><strong>A questi signori ribadiamo il nostro no</strong> convinto a chi vorrebbe fare della Calabria una regione da colonizzare per soddisfare i propri affari economici senza scrupoli ed un pieno sostegno invece a chi è disposto seriamente ad investire in energie alternative, in politiche di rilancio del porto di Gioia Tauro, del turismo e della nostra agricoltura, passando attraverso politiche che sappiano garantire ai nostri cittadini il diritto alla mobilità. Dispiace che in questa battaglia le istituzioni sovracomunali abbiano lasciato soli i sindaci dei tre comuni interessati, perchè prima sono state calate sui territori utopie dissennate, senza il coinvolgimento delle comunità locali, e poi si è fatto ricadere sulle loro spalle tutto il peso di queste spinose vicende. In questo senso, rincresce che il Presidente Raffa non abbia inteso dar seguito all’impegno assunto dal consiglio provinciale all’unanimità, allorquando si decise di istituire una commissione che avrebbe dovuto fare da collettore delle esigenze e delle aspettative dei cittadini sul tema del rigassificatore. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;"><strong>Malgrado le tante rassicurazioni di Raffa</strong>, purtroppo devo prendere atto che è stato tradito un impegno importante, perché il mancato coinvolgimento delle popolazioni locali e di chi le rappresenta vuole dire tenere lontani i cittadini dalle scelte che riguardano direttamente la loro vita. Per tutte queste ragioni, sarebbe auspicabile dare vita ad un movimento di lotta unitario sul territorio provinciale, che metta insieme tutte le forze politiche e sociali che vogliono opporsi a queste logiche e a chi le avalla, al fine di contrastare la realizzazione degli impianti di Saline e di San Ferdinando, coscienti che niente e nessuno potrà mai imporci opere inutili e pericolose rispetto alle quali l’ultima parola deve spettare sempre a chi le subisce.</span></p>
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		<title>Dopo il si del governo alla centrale a carbone di Saline, Legambiente annuncia un ricorso al Tar</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 16:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dà il via libera è imbarazzante, sprezzante della volontà dei territori ed assolutamente attaccabile sotto...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/dopo-il-si-del-governo-alla-centrale-a-carbone-di-saline-legambiente-annuncia-un-ricorso-al-tar/">Dopo il si del governo alla centrale a carbone di Saline, Legambiente annuncia un ricorso al Tar</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dà il via libera è imbarazzante, sprezzante della volontà dei territori ed assolutamente attaccabile sotto il punto di vista amministrativo. Ed è evidente che non faremo mancare il nostro contributo in tribunale come del resto abbiamo già fatto con i diversi ricorsi sulla riconversione a carbone della centrale ad olio di Porto Tolle sul delta del Po, presentati insieme alle altre associazioni nazionali, ai comitati locali e ad alcune categorie produttive del luogo. E in tribunale faremo valere tutte le nostre ragioni”. È questo il commento di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, sulla firma del Premier Mario Monti al decreto di Via per la realizzazione della centrale a carbone di Saline Ioniche. Dopo che il ritorno al nucleare è stato fermato per volontà popolare grazie al referendum del 12 e 13 giugno dello scorso, mentre le rinnovabili crescono nonostante gli ostacoli posti dal governo dei tecnici, e in particolar modo dal ministro Corrado Passera, la “nuova” via elettrica italiana proposta dall’esecutivo e dalle grandi aziende energetiche è quella di un “ritorno al passato” verso la fonte fossile più inquinante: il carbone.</p>
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<div id="attachment_24957" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/legambiente-al-ministro-clini-stop-alla-centrale-di-saline-e-rilancio-del-territorio-in-chiave-turistica/attachment/saline-joniche/" rel="attachment wp-att-24957"><img class="size-full wp-image-24957" title="Saline Joniche" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2011/12/Saline-Joniche.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di saline ioniche</p></div>
<p><strong>Da decenni Legambiente chiede</strong> che il nostro Paese equilibri il suo mix di fonti per la produzione elettrica ed energetica e riduca le importazioni e la bolletta ma farlo con la fonte più inquinante e climalterante equivarrebbe ad un suicidio economico, oltre che industriale, per il sistema Paese, con una “rinascita economica” che riguarderebbe solo il bilancio delle aziende energetiche a danno delle casse dello Stato, delle tasche dei cittadini e delle imprese, soprattutto a causa delle multe previste dagli accordi internazionali. Il carbone non serve all’Italia per risolvere i suoi problemi energetici, perché peggiorerà la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, visto che già oggi importiamo più del 99% del carbone utilizzato nelle centrali elettriche italiane; non abbasserà la bolletta energetica del Paese, visto che dei potenziali risparmi nell’acquisto del combustibile beneficeranno soprattutto i bilanci delle aziende energetiche e faticheranno ad arrivare nelle bollette degli italiani; peserà alla fine sulle casse dello Stato e sulle tasche degli italiani, perché non ci permetterebbe di rispettare gli accordi internazionali sul clima e pagheremo i danni provocati alla salute e all’ambiente con costi del sistema sanitario e del disinquinamento ambientale. La nuova centrale a carbone di Saline poi non serve al Paese né tantomeno alla Calabria che esporta energia e ha scelto nel suo piano energetico la strada dell’efficienza e delle rinnovabili. All’Italia infatti non servono affatto nuove centrali termoelettriche, a maggior ragione se a Carbone come nel caso di Saline.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oggi il nostro paese ha più centrali</strong> di quelle che servono: ci sono impianti per 110mila MW, ma i picchi di consumo non sono mai andati oltre i 57mila MW. Invece che investire sul carbone, bisognerebbe mandare in pensione i vecchi impianti inquinanti e rimpiazzarli con innovazione tecnologica, politiche di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili. “La SEI non canti vittoria prima del dovuto &#8211; aggiunge Stefano Ciafani &#8211; e la smetta di spacciare per ambientalmente avanzato sul fronte delle emissioni di anidride carbonica il suo progetto predisposto alla cattura e al confinamento della CO2 perché la stessa azienda sa bene che questa è ancora una tecnologia da sperimentare su grande scala, e che comunque abbasserebbe il rendimento della centrale con evidenti ricadute sulla presunta economicità di questo impianto, che di fatto renderà irrealizzabile la sua fattibilità”. “Non si tratta comunque solo di emissioni di CO2 &#8211; ricorda Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente &#8211; il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: come descritto puntualmente nell’allegato A al decreto di VIA firmato dal premier Mario Monti, la combustione del carbone rilascerà in atmosfera un cocktail di inquinanti pericolosi, a partire dalle polveri ultrafini e i metalli pesanti, che coinvolgeranno un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale con pesanti ricadute sanitarie, di cui la provincia di Reggio Calabria e più in generale il nostro Paese non hanno certamente bisogno, anche alla luce della procedura d’infrazione sul mancato rispetto della direttiva sulla qualità dell’aria che grava sulla testa di tutti noi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“La Regione Calabria &#8211; conclude Barillà</strong> &#8211; si opponga in tutte le sedi, anche in quelle giudiziarie, a questa decisione centralista del governo che getta alle ortiche il no compatto che il Consiglio regionale ha votato contro l’uso del carbone per la produzione elettrica sul territorio calabrese. Ed è per questo che ci aspettiamo una coerente risposta anche in sede amministrativa da parte dell’amministrazione regionale contro questa ennesima operazione colonizzatrice di cui la Calabria non ha alcun bisogno. La reazione sdegnata che il decreto Monti ha già prodotto nell’area grecanica dovrà pesare da subito nell’orientamento della Regione contro questo progetto scellerato”.</p>
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		<title>Green economy, la ricetta di Legambiente “Il bergamotto per uscire dalla crisi”</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 16:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/green-economy-la-ricetta-di-legambiente-il-bergamotto-per-uscire-dalla-crisi/attachment/300px-etichetta_1800_bergamotto_reggio_calabria/" rel="attachment wp-att-40792"><img class="alignleft size-full wp-image-40792" title="300px-Etichetta_1800_bergamotto_reggio_calabria" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/06/300px-Etichetta_1800_bergamotto_reggio_calabria.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a>ROMA &#8211; Dalla Calabria tre esperienze virtuose per uscire dalla crisi globale e immaginare un futuro sostenibile per il pianeta. Legambiente parte dalla forza dei territori, e in particolare dalla punta dello Stivale, per lanciare la sfida della green economy in vista del summit internazionale di Rio+20, che si terrà in Brasile dal 20 al 22 giugno. L’unicità del bergamotto dell’Area Grecanica, l’accoglienza eco-solidale dei migranti a Riace, l’agroenergia della Fattoria della Piana di Candidoni sono tre delle fotografie – insieme a tante altre storie da Nord a Sud – di un’Italia che ha saputo trovare dal basso l’antidoto alla drammatica crisi economica che attanaglia il Paese e alla crisi ambientale globale. È questo il senso della giornata “La forza dei territori, verso Rio+20” che venerdì 15 giugno ha visto a confronto a Roma, nella splendida sede di Palazzo Ruspoli, esperti e studiosi, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni, i volti dell’associazionismo e le migliori energie ambientaliste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/green-economy-la-ricetta-di-legambiente-il-bergamotto-per-uscire-dalla-crisi/attachment/bergamotto11/" rel="attachment wp-att-40793"><img class="alignright size-large wp-image-40793" title="bergamotto11" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/06/bergamotto11-229x304.jpg" alt="" width="229" height="304" /></a></strong><strong>Un convegno di livello in due fasi</strong> – con l’intervento tra gli altri del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, del direttore Rossella Muroni, del presidente dell’Istat Enrico Giovannini e in collegamento dal Brasile del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini – e la mostra “Zone Attive, Fare economia nel rispetto del Pianeta e delle persone”, realizzata col contributo di Coou, consorzio obbligatorio oli usati, per mettere in vetrina le perle della green economy.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mentre a Rio, a 20 anni dal primo summit</strong> sull’ambiente, si cercherà di dare concretezza allo sviluppo sostenibile, c’è chi già ora in provincia di Reggio Calabria dà vita ad economie reali tutt’altro che distruttive dell’ambiente e dei rapporti sociali. È il caso dell’accoglienza eco-solidale di Riace, dove i rifugiati provenienti da mondi lontani trovano calore umano e un lavoro compatibile con la natura, come ad esempio l’artigianato etnico nelle botteghe del mondo o la raccolta differenziata a dorso di mulo. È il caso della Fattoria della Piana, un caseificio ultratecnologico tappezzato di pannelli fotovoltaici, dotato di un impianto a biogas che trasforma gli scarti dell’agroindustria locale in elettricità e calore, fornito di un impianto di fitodepurazione delle acque reflue. Ma la perla verde della Calabria è senza dubbio la filiera agricola d’eccellenza mondiale del bergamotto, agrume dalle qualità eccezionali che cresce esclusivamente lungo gli 80 km della fascia ionica dell’Area Grecanica. Un vero e proprio tesoro verde: dà lavoro a oltre 7mila addetti delle 650 aziende agricole impiantate nella zona, senza considerare l’indotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È stato proprio il bergamotto calabrese</strong> il principe della giornata nazionale di Legambiente dedicata alla green economy. Prima di poter annusare le essenze e gustare dolci, succhi e liquori dal sapore unico – un rinfresco offerto dai produttori reggini – gli ospiti dell’iniziativa ambientalista hanno approfondito l’argomento ascoltando le parole del presidente del Consorzio di tutela del bergamotto Ezio Pizzi, che ha raccontato delle difficoltà del passato e delle sfide per il futuro, dal crollo del mercato causato dai prodotti sintetici al riconoscimento del marchio Dop e al rilancio in grande stile. “Tra le prime voci dell’esportazione regionale – ha detto l’avvocato Pizzi – il bergamotto è una realtà fondamentale per la nostra economia, una filiera agricola che produce e dà lavoro pulito, e che punta ad aumentare di 4 volte la produzione nei prossimi dieci anni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_29154" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/nuccio-barilla-entra-nella-segreteria-nazionale-di-legambiente-grande-soddisfazione-in-calabria/attachment/nuccio-barilla/" rel="attachment wp-att-29154"><img class="size-large wp-image-29154" title="nuccio barilla" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/01/nuccio-barilla-453x304.jpg" alt="" width="430" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">nuccio barillà, legambiente</p></div>
<p><strong>Una realtà florida che rischia però di scomparire</strong> per sempre. “Testimonial di biodiversità coi suoi 354 elementi chimici che lo distinguono dagli altri agrumi – ha spiegato Nuccio Barillà, storico ambientalista calabrese membro della segreteria nazionale – il bergamotto è l’essenza di territori e luoghi antichi che hanno trovato una splendida armonia tra l’agricoltura di qualità, i progetti di recupero dei vecchi borghi, il turismo sostenibile e la cultura dei saperi tradizionali. Un mondo delicato che rischia di essere cancellato dal progetto scellerato di costruzione di una centrale a carbone a Saline Ioniche, nel cuore dell’Area Grecanica”. “L’affermazione delle esperienze calabresi di green economy – ha dichiarato Francesco Falcone, Presidente di Legambiente Calabria – è un’ulteriore soddisfazione per il movimento ambientalista, che da anni si spende per far emergere le potenzialità del territorio e valorizzare le buone pratiche, con iniziative dal respiro regionale come la carovana CAraLABRIA o nazionale come la manifestazione Voler bene all’Italia”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/green-economy-la-ricetta-di-legambiente-il-bergamotto-per-uscire-dalla-crisi/">Green economy, la ricetta di Legambiente “Il bergamotto per uscire dalla crisi”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Saline, Legambiente cala gli assi e sfida la Sei “Investa su una fabbrica del futuro”</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frabonini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Legambiente cala gli assi nella partita su Saline Ioniche e lancia il guanto della sfida alla Sei, la società partecipata dalla svizzera Repower che...</p><p>L'articolo <a href="https://www.edicoladipinuccio.it/saline-legambiente-cala-gli-assi-e-sfida-la-sei-investa-su-una-fabbrica-del-futuro-saline-legambiente-cala-gli-assi-e-sfida-la-sei-investa-su-una-fabbrica-del-futuro/">Saline, Legambiente cala gli assi e sfida la Sei “Investa su una fabbrica del futuro”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.edicoladipinuccio.it">Edicola di Pinuccio</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/saline-legambiente-cala-gli-assi-e-sfida-la-sei-investa-su-una-fabbrica-del-futuro-saline-legambiente-cala-gli-assi-e-sfida-la-sei-investa-su-una-fabbrica-del-futuro/attachment/convegno-legambiente" rel="attachment wp-att-31578"><img class="alignleft size-medium wp-image-31578" title="convegno legambiente" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2012/02/convegno-legambiente-253x169.jpg" alt="" width="253" height="169" /></a>REGGIO CALABRIA &#8211; Legambiente cala gli assi nella partita su Saline Ioniche e lancia il guanto della sfida alla Sei, la società partecipata dalla svizzera Repower che porta avanti il progetto di costruzione di una centrale a carbone. E lo fa con un convegno di livello nazionale in riva allo Stretto, nella settimana del compleanno del protocollo di Kyoto, dedicato alle esperienze concrete della grande industria nella green economy. Ieri a Reggio Calabria, in una sala stracolma, gli ambientalisti hanno definitivamente fugato ogni dubbio: le fabbriche del futuro non sono una favola, ma la nuova frontiera degli investimenti vantaggiosi sia per i privati che per la collettività. Anzi, almeno sul fronte delle energie rinnovabili, quel futuro è già adesso. Lo ha sottolineato con forza Nuccio Barillà, reggino doc componente della segreteria nazionale del Cigno Verde, nell’annunciare la presenza di due campioni delle rinnovabili: “Anche il Sud e la Calabria possono puntare sull’energia pulita e smarcarsi da modelli di sviluppo ancorati alle fonti fossili, ecco il senso di un incontro di questo livello a queste latitudini”. Lo ha rimarcato Franco Falcone, neo presidente di Legambiente Calabria, nell’introdurre i lavori: “Al congresso di Bari è emersa la scelta strategica del Sud: ambiente e territorio al primo posto. Per essere all’altezza dei tempi, serve un nuovo piano energetico, che bandisca definitivamente il carbone. Ma serve anche coerenza: un Piano Casa come quello della Regione Calabria non va in questa direzione”. La parola è passata poi ai top manager di due esperienze industriali formidabili, due colossi che investono miliardi in nuove tecnologie sul fronte delle energie rinnovabili, col sostegno di multinazionali del settore. È stato Paolo Martini, direttore sviluppo business dell’Archimede Solar Energy – posseduta dalla italiana Angelantoni Industrie  e dalla Siemens – a spiegare con sintesi efficace l’importanza delle fonti alternative: “Se il sole diventasse ricchezza, allora la geopolitica del pianeta sarebbe radicalmente rovesciata”. Ed è chiaro che ai Sud del mondo spetta un ruolo di primo piano. L’azienda umbra produce uno speciale tubo conduttore che permette la costruzione di grandi centrali basate sulla tecnologia del solare termodinamico. Un impianto del genere è stato costruito proprio in Sicilia dall’Enel. E a pochi chilometri, a Catania, c’è un’altra vera e propria fabbrica del sole: la 3Sun, joint venture tra la Enel Green Power, la Sharp e la StMicroelectronics. Mauro Curiale, top manager dell’azienda, ha ribaltato in poche frasi un mondo di luoghi comuni: “Abbiamo trovato a Catania risorse umane specializzate, infrastrutture, istituzioni sensibili, sinergie industriali, e tanto sole. Ecco, non è proprio vero che non si possa investire al Sud”. L’azienda produce pannelli fotovoltaici basati sulle nuovissime tecnologie delle micro pellicole al silicio, un settore in grande espansione. Tanto che a breve nel Sud Italia “il costo di un kw/h prodotto con le rinnovabili sarà pari a quello prodotto con le fonti tradizionali”. Una rivoluzione in atto, con cui è necessario confrontarsi. Sindaci e sindacalisti, rappresentanti dei partiti e delle associazioni, uomini delle istituzioni e imprenditori verdi, soprattutto tanti cittadini ad affollare la sala. All’intervento dei due “assi” delle rinnovabili sono seguiti quelli delle migliori esperienze calabresi, come la Neferti e la Fattoria della Piana. Ma anche le relazioni del presidente dell’Ance Calabria, Francesco Cava (che è anche titolare di un’azienda che opera nel settore della bioedilizia), e del professore Corrado Trombetta dell’Università Mediterranea, molto impegnata nel sostegno a quelle realtà che investono in ricerca e sviluppo in tecnologie rivoluzionarie per trarre energia dalle correnti e dalle maree dello Stretto. Prima delle conclusioni, l’esperto Ilario De Marco ha arricchito il dibattito con cifre eloquenti: la Calabria produce quasi il doppio dell’energia che utilizza, con un incremento costante della produzione (ma non dei consumi) negli anni ’70 e un picco del 30% nell’ultimo quinquennio. Inoltre, un terzo dell’energia è prodotto da fonti rinnovabili (di cui la metà dall’idroelettrico, un quarto dalle biomasse e l’altro quarto dall’eolico, con una piccola quota di fotovoltaico). “Questo vuol dire che il 63% dell’energia consumata in Calabria è prodotta da fonti alternative, una percentuale altissima. Ecco perché nel Piano energetico regionale e nelle altre scelte energetiche  – una materia concorrente, in cui dunque lo Stato è obbligato a sottostare alla volontà vincolante degli enti locali – esclude tassativamente il carbone. Non potrebbe essere altrimenti”. Un assist perfetto a Stefano Ciafani, per anni responsabile scientifico nazionale di Legambiente e neo vicepresidente del Cigno Verde. Nell’anno in cui il protocollo di Kyoto diventa operativo, con il sistema delle sanzioni a chi non rispetta i limiti alle emissioni di gas serra, “l’Italia si presenta all’appuntamento in condizioni molto meno peggiori rispetto alle previsioni di qualche anno fa. E può guardare con ottimismo al 2020”, il termine entro il quale i paesi dell’Ue dovranno ridurre del 20% emissioni e consumi e aumentare altrettanto le fonti rinnovabili. “La crisi – ha chiarito Ciafani – ha comportato una riduzione della produzione. Ma c’è anche un altro motivo: è in atto una vera e propria rivoluzione energetica”. Poi uno schiaffo alle multinazionali che investono in fabbriche del passato: “Oggi abbiamo calato due assi nella partita sul carbone in Calabria. Il nostro – incalza Ciafani – non è l’ambientalismo delle favole, due esperienze come quella della Archimede Solar Energy e della 3Sun dimostrano che sono possibili investimenti colossali in grandi impianti capaci di produrre energia pulita e dare lavoro pulito. Queste esperienze sono una realtà, e addirittura sono presenti a pochi chilometri da Saline Ioniche”. Infine, la sfida lanciata multinazionale elvetica: “Da anni – Chiude Ciafani – chiediamo un confronto pubblico con la Sei, senza ottenere risposta. Oggi, dopo aver ascoltato l’esperienza delle fabbriche del futuro, questo confronto è necessario più che mai. Agli svizzeri chiediamo di non ritirare il miliardo che intendono investire a Saline Ioniche, ma di riconvertire il progetto in chiave ecocompatibile, perché la Calabria ha bisogno di futuro e non di fabbriche del passato”. L’ufficio stampa info: 340.3974877</p>
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		<title>Legambiente al Ministro Clini: &#8220;Stop alla centrale di Saline e rilancio del territorio in chiave turistica&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 20:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frabonini</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24957" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.edicoladipinuccio.it/ambiente-2/legambiente-al-ministro-clini-stop-alla-centrale-di-saline-e-rilancio-del-territorio-in-chiave-turistica/attachment/saline-joniche" rel="attachment wp-att-24957"><img class="size-full wp-image-24957" title="Saline Joniche" src="http://www.edicoladipinuccio.it/upload/2011/12/Saline-Joniche.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di saline ioniche</p></div>
<p style="text-align: justify;">REGGIO CALABRIA &#8211; Da Legambiente una richiesta che ha il tenore quasi di un ultimatum al Ministro dell’Ambiente Clini e al governo Monti: stop definitivo e senza tentennamenti alla centrale a carbone di Saline Ioniche, progetto emblematico  di un disastroso modello energetico, e rilancio del territorio in chiave turistica, di innovazione tecnologica  nel rispetto dell’ambiente. Una ferma presa di posizione che arriva all’indomani della timida apertura possibilista del neo ministro all’Ambiente sull’investimento della società Repower e del Gruppo SEI che è sembrato palesarsi in occasione della sua visita in riva allo Stretto. Una presa di posizione che ribadisce i nodi essenziali del no al carbone: tutela dell’ambiente e tutela della salute dei cittadini, inconciliabilità con le scelte energetiche e di sviluppo necessarie per la Calabria e per il territorio ionico di Capo Sud. Nel corso dei lavori dell’XI congresso nazionale di Legambiente, i dirigenti del Cigno Verde hanno approvato all’unanimità un’importante mozione che boccia senza appello l’idea di un impianto a carbone nell’area industriale dell’ex Liquichimica di Saline Ioniche. Primo firmatario del documento <strong>Nuccio Barillà</strong>, sostenuto dalla delegazione calabrese presente in assemblea, dai massimi dirigenti nazionali dell’associazione nonché dai delegati delle varie regioni.  Legambiente si rivolge direttamente al nuovo governo e invoca massima attenzione sulla procedura autorizzativa, ancora in corso, per la realizzazione del sito. Le tesi generali sono quelle del movimento no coke: un malaugurato via libera rappresenterebbe “un atto grave e pericoloso” che violerebbe l’impegno di ridurre i gas serra, “facendo aumentare  di almeno 7,5 milioni  di tonnellate annue  le emissioni di CO2”. Una scelta scellerata che “peggiorerebbe la dipendenza energetica dall’estero e andrebbe in controtendenza rispetto alle indicazioni venute dal referendum sul nucleare”, e “costituirebbe una follia per la Calabria, regione che esporta energia per una quota superiore al 50% rispetto alla produzione e che ha scelto, attraverso un piano energetico, di escludere l’impiego del carbone  e puntare sulle rinnovabili”. Alle motivazioni ecologiche generali legate alle opzioni  energetiche e ai mutamenti climatici, gli ambientalisti aggiungono quelle che riguardano in prima persona i cittadini delle comunità dell’Area Grecanica reggina. Innanzitutto la rivendicazione del diritto alla salute e del diritto all’autodeterminazione, considerato che la scelta del carbone “avrebbe inoltre effetti devastanti causati dalle polveri ultrasottili e da un cocktail di sostanze inquinanti su un territorio che ha  enormi potenzialità turistiche e ambientali con numerosi siti di interesse comunitario e zone di protezione speciali e che, peraltro, ha già  pagato un prezzo elevatissimo per le scelte sbagliate del passato”. Dunque, Legambiente chiede al governo di schierarsi dalla parte dei cittadini, in difesa della loro salute e delle scelte compiute da importanti realtà del territorio, che danno lavoro e producono economia pulita: recupero dei borghi abbandonati, valorizzazione delle bellezze naturalistiche, turismo di qualità, produzioni d’eccellenza come quella del bergamotto. Un  progetto industriale come quello proposto dalla SEI, ad alta intensità di capitale ma a scarsa ricaduta occupazionale e sociale, non solo non è accettabile in termini corretti di rapporto costi-benefici comprensivi di quelli sociali e ambientali, ma “contrasta nettamente con le scelte di sviluppo sostenibile che le istituzioni locali ed il territorio si sono dati”.Non manca una puntualizzazione scientifica da parte del Cigno Verde, i cui esperti sono da sempre all’avanguardia nell’individuazione di tecniche e tecnologie sostenibili e nell’individuazione delle  mistificazioni  tecnologiche e sperimentazioni immature  spacciate come svolta ecologica: “Lo stato attuale della ricerca non ha elaborato ad oggi nessun efficace miglioramento  che consenta l’abbattimento della CO2, e  inoltre la tecnologia cook capture and storage di ‘sequestro geologico dell’anidride carbonica’, è ancora in fase di sperimentazione, ha costi elevati, per cui si dovrebbero attendere molti anni prima che diventi eventualmente matura”. Una puntualizzazione che  chiude ogni possibile diatriba. Infine, secche e senza fronzoli le proposte contenute nella mozione. Legambiente chiede al governo Monti e al ministro all’Ambiente Clini di prendere atto della contrarietà espressa in piazza dalla gente e nelle sedi istituzionali dalla Regione Calabria e dal Ministero dei Beni culturali (nel precedente mandato) e “di rinunciare definitivamente al progetto di centrale, definendo piuttosto,  di concerto con gli enti locali  un programma di interventi alternativi per quell’area, capaci di ricreare un rapporto equilibrato tra uomo e natura e dare risposte occupazionali credibili e di qualità”. Una sfida ambiziosa: destinare risorse economiche, preziose in tempo di crisi, per fare dell’Area Grecanica un vero e proprio laboratorio di economia sostenibile e solidale. Una scelta impegnativa  ma utile al Paese che avrebbe non solo il sostegno delle istituzioni locali ma anche l’appoggio convinto  e corale degli ambientalisti, dell’associazionismo e soprattutto dei cittadini.L&#8217;unanimità del voto espresso dagli oltre 800 delegati e il lungo e spontaneo applauso che lo ha accompagnato, hanno dato forza  e sottolineatura ad una posizione inequivocabile di opposizione al carbone e alle fonti fossili precedentemente emersa nella relazione del Presidente nazionale <strong>Vittorio Cogliati Dezza</strong>, poi  ribadita nel corso del dibattito e ripresa anche nel documento finale. l&#8217;Ufficio stampa</p>
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		<title>Saline Joniche, successo della manifestazione contro la centrale a carbone</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 16:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; È un successo pieno il presidio simbolico contro il carbone. Nel giorno del No Coke Day nazionale, il movimento calabrese si ritrova a Saline Joniche e prende d’assedio l’area industriale dell’ex Sipi, scelta per l’ennesimo e avventuristico progetto di centrale.</p>
<p>“Abbiamo deciso di organizzare un presidio simbolico – annuncia vittoriosa Francesca Panuccio, a nome degli organizzatori del Coordinamento Associazioni Area Grecanica – ma oggi in piazza siamo in tantissimi, è una vera e propria manifestazione”. I numeri ci sono, e le presenze sono significative. A prendere la parola è il primo cittadino di San Lorenzo Lillo Sapone, a nome dei sindaci di Condofuri, Palizzi e Bagaladi. Il no al progetto della SEI è determinato. Prese di posizione decise anche dai rappresentanti istituzionali, con il deputato Sergio Piffari di Idv (Commissione ambiente) e il consigliere regionale dipietrista Peppe Giordano e il consigliere provinciale socialista Pierpaolo Zavettieri, e dai rappresentanti dei partiti (Pdci, Prc, Sel). Ma a caratterizzare il presidio è la presenza della società civile (oltre al Coordinamento, da segnalare tra gli altri la presenza del Csoa Cartella, della Rete calabrese Difesa del Territorio, del Collettivo UniRC, del Movimento 5stelle, dell’associazione Borghi solidali con Piero Polimeni) e soprattutto dei sindacati con la Cgil e Usb (Aureli Manti), a testimonianza che la questione occupazionale può trovare soluzione anche a prescindere dal progetto della centrale. Non sono mancate le associazioni ambientaliste, con i dirigenti nazionali Nuccio Barillà e Stefano Ciafani di Legambiente, Maria Grazia Midulla del Wwf e Flavio Stasi, rappresentante del movimento gemello contro la centrale a carbone di Rossano. Infine l’ingegner Perassi e il pneumologo Filippo Barreca hanno posto l’accento sulla questione salute. Fondamentale anche la presenza dei coltivatori del bergamotto, idealmente rappresentati per l’occasione da Ugo Sergi, testimonianza di una realtà d’eccellenza – che dà lavoro e produce economia con oltre 400 aziende – che sarebbe spazzata via dai fumi del carbone.</p>
<p>Ma a dare tono al presidio è stata la fantasia e l’ironia. Un carro allegorico preparato da Legambiente riassume il senso della centrale targata SEI: “La gallina dalle uova alla coke&#8230;” e null’altro da aggiungere. “Sole, vento, cultura e mare, qui non c’è spazio per la centrale” recita lo striscione del Coordinamento. Poi si punta su un classico: “La Befana solo il 6 gennaio!”, mentre gli attivisti distribuiscono caramelle invece che carbone. C’è spazio anche per i tiratori con l’arco, che danno il loro contributo alla lotta centrando un bersaglio su cui campeggia il progetto della centrale. E poi decine di striscioni, le bandiere colorate del movimento No Ponte e dell’associazionismo diffuso, i simboli storici dell’ambientalismo e quelli della resistenza civile. Spazio anche ai versi, con le stilettate poetiche dialettali di Ciccio Demetrio, un cittadino melitese impegnato caparbiamente nella lotta al carbone, insignito simbolicamente del premio “Fionda di Davide” da Legambiente, perché la sfida alla centrale si fa anche con le pietre delle parole.</p>
<p>“Siamo noi Repower – urla Markus Keller, rappresentante del movimento svizzero “ZUKUNFT STATT KOHLE &#8211; Futuro invece che carbone” – noi svizzeri siamo i proprietari della società, e dovranno ascoltarci”. Una lezione di civiltà che il paese neutrale per eccellenza, ma affatto indifferente, dà all’Europa, scendendo in campo contro la multinazionale elvetica che investe su un futuro sporco in regioni lontane. Hanno voluto esserci a Saline, ricambiando la visita estiva del movimento calabrese. Hanno voluto esserci per dire tutte le verità sull’investimento Repower a Saline e in Germania: “Sappiamo tutti che il carbone non è redditizio, si ricava energia a costi fuori mercato. È conveniente solo se si devasta l’ambiente e si calpesta la salute della gente – ribadisce Keller – ed è quello che vogliono fare: profitti privati e riversando i costi sulla collettività”. A raccontare con grande passione la storia di morte e dolore che accompagna l’estrazione del carbone è stata Karmen Ramírez Boscán, colombiana leader popolazione indigena Wayoo, tra le più colpite dalla devastante industria estrattiva. Una miniera a cielo aperto che produce morte e scatena guerre tra poveri per il controllo del territorio. Presenze dal forte impatto simbolico, perché proprio il carbone colombiano dovrebbe alimentare la centrale calabrese di marca svizzera, facendo scattare immediatamente una solidarietà europea e addirittura transoceanica.</p>
<p>“A due passi da Saline, a Pentedattilo, le associazioni dell’Area Grecanica – dice Nuccio Barillà – hanno recuperato il suggestivo borgo antico, facendolo diventare un centro culturale nazionale con un festival cinematografico e mille iniziative di ogni tipo. Noi siamo “per”, siamo a favore di un modello che valorizzi il territorio e bocciamo il modello coloniale che vuole imporre progetti distruttivi come quello della centrale e del Ponte sullo Stretto”. D’altronde le dinamiche globali impongono una riflessione globale. La via è già tracciata: “L’alternativa energetica al carbone esiste già – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – negli ultimi anni sono stati realizzati 300mila impianti fotovoltaici, per un totale di 11mila megawatt e installati parchi eolici per 8mila megawatt. Stiamo recuperando i ritardi storici accumulati nei confronti della Germania, paese leader al mondo per la produzione di fonti rinnovabili, che recentemente deciso di chiudere non solo le centrali nucleare, ma gradualmente anche tutte le altre centrali a fonti fossili, a partire dal carbone, per produrre il 100% di elettricità dalle rinnovabili entro il2050. È questo l’esempio che deve seguire il nostro Paese, e non quello della Cina che continua a costruire nuove centrali”.</p>
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		<title>Il Coordinameno &#8220;No al carbone&#8221;: &#8220;Pronti alla manifestazione di domani a Saline Joniche&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 16:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edicoladipinuccio redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il movimento No Carbone affila le armi, in vista del presidio simbolico in programma domani mattina a Saline Joniche, ma soprattutto pensando alla contesa finale che deciderà dal 29 ottobre in poi le sorti del progetto della centrale a carbone nell’Area Grecanica. Nella conferenza che si è svolta questa mattina al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria, il Coordinamento Associazioni Area Grecanica ha messo sul piatto le ragioni che spingono a dire no al progetto della multinazionale svizzera Repower e della sua controllata SEI spa. Un no deciso e tanti sì, all’insegna della progettualità e di un’opposizione costruttiva a un modello di sviluppo nefasto, da sostituire con un modello che valorizzi i territori, rispetti l’ambiente e la salute dei cittadini. “Per questo abbiamo voluto partecipare al No Carbone Day nazionale insieme a tutte le altre realtà italiane che si trovano come noi a contrastare investimenti sul carbone o peggio ancora ne subiscono gli effetti – dice Noemi Evoli a nome del Coordinamento – e lo faremo con un presidio simbolico e colorato, insieme alle 100 organizzazioni, tra partiti, sindacati, associazioni, movimenti, dal territorio ma anche dal resto della Calabria e addirittura dall’estero, che hanno aderito all’iniziativa di Saline Joniche”. In prima fila ci saranno una delegazione svizzera, in rappresentanza delle tantissime associazioni d’Oltralpe gemellate col movimento dell’Area Grecanica, e Karmen Ramírez Boscán, colombiana leader popolazione indigena Wayoo, tra le più colpite dalla devastante industria di estrazione del carbone. Presenze dal forte impatto simbolico, perché proprio il carbone colombiano dovrebbe alimentare la centrale calabrese di marca svizzera, facendo scattare immediatamente una solidarietà europea e addirittura transoceanica. Ma l’incontro di oggi è stato incentrato soprattutto su “Le altre verità sull’investimento Repower”. E il compito di descriverle, documenti alla mano, è toccato a Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente, e a Markus Keller, responsabile per l’Italia del vasto e radicato coordinamento di opposizione al carbone del Cantone dei Grigioni, in Svizzera. Perché il movimento “Zukunft Statt Kohle! &#8211; Futuro invece che carbone!” ha nella solidarietà, nell’etica ecologista e nello spirito internazionale i suoi fondamenti. Un tratto caratteristico – rarissimo in Italia – che fa sì che gli elvetici si sentano responsabili in prima persona delle azioni della svizzera Repower, anche se a subire i danni degli investimenti sul carbone saranno le lontane popolazioni del Nord della Germania e dell’estremo Sud della Penisola italiana. Una lezione di civiltà, tanto cara agli svizzeri dei Grigioni da spingerli a eleggere, sull’onda delle contestazioni al carbone, ben due dei cinque rappresentanti cantonali all’Assemblea di Berna: Josias Gasser, un imprenditore vicino ai Verdi-Liberali, e Silvia Semadeni, socialista e presidente dell’associazione Pro Natura. REPOWER, PRIVATI MA NON TROPPO. La discussione entra nel vivo quando Nuccio Barillà chiede conferma su un dato essenziale della contesa: la multinazionale Repower è formalmente una società per azioni, dunque, un privato, ma sostanzialmente investe con soldi pubblici. La conferma di Keller è totale: circa l’85% delle azioni è posseduto da società pubbliche o a capitale pubblico, di cui il 46% dal Cantone dei Grigioni, che le ha ottenute in contropartita alla cessione di parecchie delle centrali idroelettriche presenti sul territorio. Tra gli azionisti anche Francia, Germania, comunità locali e reti istituzionali. Un punto nodale, sul quale il movimento No Carbone intende anticipare le prevedibili mosse del Governo italiano: “Di fronte al no del ministero dei Beni Culturali al progetto della centrale di Saline, che controbilancia l’ok della Commissione Via del Ministero dell’Ambiente, e di fronte al no della Regione Calabria e degli enti locali, la strategia che si profila – ha spiegato Barillà – è quella di un decreto legge che sfrutti una leggina sugli investimenti privati in aree dismesse per scavalcare la volontà dei cittadini espressa dagli organismi democraticamente eletti. Sarebbe una mossa irresponsabile, oltre che incostituzionale poiché lo Stato violerebbe le competenze della Regione in materia. Una sfida che siamo pronti a sostenere fino in fondo”. LA REPOWER CROLLA IN BORSA. “Per oltre tre anni abbiamo messo in campo senza successo iniziative politiche per contrastare le politiche di Repower – racconta Keller – perché è forse la peggiore multinazionale elvetica dell’energia dal punto di vista etico. Ma il potere della società è sempre stato molto forte, e il governo cantonale non l’ha mai attaccata. Per anni è stato come se la Repower avesse una delega a gestire la politica energetica dei Grigioni. Dopo gli scandali degli ultimi tempi le cose sono cambiate, la gente si rende conto delle nefandezze che l’azienda ha compiuto, la sua credibilità è stata demolita e oggi le azioni della multinazionale sono al minimo storico”. Una svolta politica sancita anche a livello istituzionale: “Per la prima volta – ha aggiunto Keller – il presidente del Governo dei Grigioni Martin Schmid ha criticato aspramente le politiche aziendali della Repower”. Keller ha poi ripercorso le tappe della contestazione elvetica: dalla lettera aperta di 24 professori svizzeri che hanno denunciato il rischio carbone, alla manifestazione di Coira della scorsa estate, fino alla raccolta di quasi 5mila firme e la conseguente l’indizione di un referendum. “L’opzione carbone – continua Keller – è diventata un tema pubblico in Svizzera, perché noi svizzeri non accettiamo che una nostra azienda faccia investimenti all’esterno su tecnologie “sporche” quando il nostro paese ha deciso di investire sulle fonti rinnovabili, non accettiamo che la Repower vada avanti in un progetto, in Germania e in Italia, a danno delle popolazioni locali e da queste osteggiato. La Regione Calabria ha detto no e per noi è inconcepibile che si vada avanti nel progetto”. Si va avanti a tutti i costi, ma perché? “Non riusciamo a comprenderne i motivi – conclude Keller – ma evidentemente sono in campo interessi nascosti, movimenti sotterranei che spingono in questa direzione”. INCIDENTE DIPLOMATICO. Sulla contestata “natura partigiana” del Consolato svizzero di stanza a Reggio Calabria, il portavoce dei movimenti elvetici si dice sconcertato: “Un rappresentante del mio paese – continua l’attivista d’oltralpe – sostiene il progetto dell’impresa svizzera a Saline, andando oltre i compiti istituzionali, ed è grave e motivo di forte imbarazzo perché la Svizzera ha avanzato un richiamo formale all’Italia poiché ha fornito cifre manipolate sulle emissioni di CO2, come appurato dagli esperti”. Silenzio e imbarazzo anche sugli stretti legami tra i comitati locali a sostegno della centrale di Saline e la Repower, che li ha appoggiati anche economicamente. “Perché il Consolato non dice nulla?” incalza Barillà. LE OMBRE DI REPOWER ITALIA E IL RISCHIO MAFIA. Ad alimentare le ansie degli svizzeri il rischio che l’investimento di Saline, un progetto da 1,2 miliardi di euro, possa far gola alle mafie. Al contrario degli italiani, i cugini d’Oltralpe non tollerano in alcun modo l’ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata. E la condotta della Repower Italia non alimenta la fiducia circa la tenuta alle pressioni della ‘ndrangheta. Come ricorda Keller, il ramo italiano della multinazionale è stata chiamata in causa dalle autorità con l’accusa di frode e violazione della normativa antitrust. L’ALTERNATIVA DEL BERGAMOTTO. La scelta della sede della conferenza non è casuale. Il Museo del Bergamotto rimanda alla tradizione di un territorio da valorizzare, da riscoprire. Una produzione d’eccellenza – l’agrume è un prodotto tipico che cresce solo nel territorio reggino – portata avanti da oltre 400 coltivatori, e dà lavoro e genera economia pulita. Non è un caso se il Consorzio del Bergamotto ha deciso di aderire al presidio No Carbone: la scelta industriale metterebbe a repentaglio l’intera filiera. “Quanti posti di lavoro si perderebbero, a fronte dei 140 nuovi posti che fornirà la centrale?”, sottolinea Franco Meduri dell’associazione Nemesis, al tavolo dei relatori in rappresentanza del Coordinamento insieme a Paolo Catanoso e Francesca Panuccio. “Dopo i fallimenti dei decenni scorsi, insistere oggi sulla via dell’industria inquinante – ribadisce Barillà – proprio quando le dinamiche globali spingono in un’altra direzione è assurdo. E le alternative non mancano”. NO A TRATTATIVE SEGRETE, SI’ AL CONFRONTO PUBBLICO. Altro messaggio forte che parte dalla Svizzera e viene amplificato in Calabria ha a che fare con la democrazia. Per Markus Keller occorre seguire la via del dibattito pubblico, come si è fatto nel Cantone dei Grigioni, con la Repower, gli ambientalisti e i cittadini seduti allo stesso tavolo. Ecco perché la presenza di “comitati aziendali” fa gridare gli elvetici allo scandalo. Dal Coordinamento dell’Area Grecanica si sottolinea come l’azione del fronte del sì si muova sottotraccia, con eventi a porte chiuse che vengono poi amplificati da comunicati stampa, campagne choc come quelle dei manifesti a sostegno della CO2, incontri semi-istituzionali dei rappresentanti della SEI con gli enti locali e quant’altro. Ecco perché l’invito è quello di mettere in piazza il dibattito, prendere posizione, dare modo alla gente di intervenire. “Noi siamo per il dialogo – chiosa Barillà – al di là delle piccinerie e della miseria di chi rappresenta la Repower sul territorio”. LE RESPONSABILITA’ DEI SINDACI. Nuccio Barillà richiama ancora una volta l’attenzione sugli enti locali e ribadisce il messaggio: “Abbiamo già detto che sul capitolo delle opere compensative e dei 50 milioni di euro messi sul tappeto le cose non sono chiare. Abbiamo parlato di trattative segrete e, dietro le quinte, sono arrivate smentite a mezza bocca. Allora ribadiamo il concetto, delle due l’una: o sono in corso delle trattative tra i sindaci e la SEI, e ciò sarebbe gravissimo poiché ufficialmente gli enti locali sono schierati contro il carbone, oppure queste trattative non ci sono, e ciò è ugualmente grave perché i sindaci si disinteressano delle manovre che si stanno pur compiendo sul territorio, il cui bene sono chiamati a salvaguardare su mandato elettorale dei cittadini”. Il messaggio è oltremodo chiaro: “Questo è il momento della responsabilità. Cambiare idea è legittimo, a patto che si dica apertamente di essere a favore del carbone”. E ovviamente l’unico metodo possibile è quello democratico: “Abbiamo sempre rifiutato gli incontri a porte chiuse, non ci sono trattative da fare, le posizioni sono in campo da anni, manifestate sulla stampa e con le osservazioni ufficiali sul progetto. Il confronto deve essere pubblico e nelle sedi istituzionali. Questa è la democrazia”. IL BALLETTO DEI NUMERI. A prevenire l’ “offensivo” balletto dei numeri e delle presenze, che ha accompagnato la manifestazione di Coira, Keller e Barillà si esprimono con determinazione. “Siamo l’opposizione, siamo forti e credibili” dice Keller. “Quello di domani sarà un presidio simbolico – dice Barillà – con la presenza non scontata di rappresentanti del sindacato e delle categorie produttive, a testimonianza che un altro futuro occupazionale ed economico è possibile. Non ci interessano le provocazioni, non ci interessa guardare alle assenze, ma vogliamo invece sottolineare le presenze, un pezzo di società che porta avanti un modello alternativo a quello della centrale a carbone e al Ponte sullo Stretto. È arrivato un nuovo stop, speriamo definitivo, alla megaopera, una ragione in più per manifestare a Saline”.</p>
<p>ADESIONI PRESIDIO SALINE JONICHE:</p>
<p>Coordinamento Associazioni Area Grecanica &#8211; Comune di Bagaladi &#8211; Comune di San Lorenzo &#8211; Associazione Zukunf Statt Kohle (Chur, Svizzera) &#8211; Associazione Eureka (Lazzaro, Motta San Giovanni) &#8211; Associazione Propentedattilo (Melito P.S.) &#8211; Associazione I Fossatesi nel Mondo (Fossato, Montebello jonico) &#8211; Associazione Nemesis (Saline Joniche, Montebello) &#8211; Agenzia Borghi Solidali (Area Grecanica) &#8211; Associazione Mondoverdeclub (Melito P.S.) &#8211; Associazione Pro.me.teo (Melito P.S.) &#8211; Proloco Saline Joniche &#8211; Legambiente &#8211; Unpli (Unione Nazionale Proloco d&#8217;Italia) RC &#8211; Libera Area Grecanica &#8211; Rete Difesa del Territorio Franco Nisticò &#8211; Forum Terzo Settore Area Grecanica &#8211; MoVimento 5 stelle Reggio Calabria &#8211; Presidio &#8220;San Ferdinando in Movimento&#8221; (San Ferdinando) &#8211; Movimento Energia Pulita (Reggio Calabria) &#8211; Kalafro Sound Power &#8211; Nuovi Rumori &#8211; Aspromonte liberamente &#8211; Comitato civico Lazzaro-Motta &#8211; Comitato per la salute (Melito P.S.) &#8211; Arci RC &#8211; Lega dei Socialisti della Calabria &#8211; Accademia delle imprese europea &#8211; Csoa Cartella (Gallico, Reggio Calabria) &#8211; AssociazioneCulturale Snap (Reggio Calabria) &#8211; Circolosel Angelo Vassallo (Reggio Calabria) &#8211; Associazione Banda Falò (Villa San Giovanni) &#8211; MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) Calabria &#8211; Libera Reggio Lab (Reggio Calabria) &#8211; Italia Nostra sez. Reggio Calabria &#8211; Associazione Kleos (Lazzaro, Motta San Giovanni) &#8211; Se Non Ora Quando (Reggio Calabria) &#8211; Associazione Santi Cosma e Damiano (Masella, Montebello J. &#8211; Circolo di Cultura Greca Apodiafazzi (Bova) &#8211; Fipe Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Provincia di Reggio Calabria) &#8211; Associazione Cittadinanza Attiva (Reggio Calabria) &#8211; Associazione OTHEREARTH forum energia ambiente ricerca &#8211; Movimento Difesa Ambientale (Condofuri) &#8211; Collettivo Unirc (Reggio Calabria) &#8211; Associazione Angoli Corsari (Lazzaro) &#8211; ASD scuola calcio Saline Joniche &#8211; Verdi Grigione (Svizzera) &#8211; Myblueplanet (Svizzera) &#8211; CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità d&#8217;Accoglienza) Calabria &#8211; Ars Solaris Haechler (Svizzera) &#8211; WWF Calabria &#8211; UDS (Unione degli Studenti) Reggio Calabria &#8211; Consorzio di tutela del Bergamotto di Reggio Calabria &#8211; Consorzio Unionberg O.P. &#8211; Consorzio del Bergamotto &#8211; GaStretto &#8211; ASD Maria SS Immacolata Melitese &#8211; Associazione Nuovi Sentieri (Reggio Calabria) &#8211; ANPI Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia &#8211; Rotaluna for change &#8211; Pro Natura (Svizzera) &#8211; Ass. Bürgerinitiative Gesundheit und Klimaschutz Unterelbe/Brunsbüttel (Germania) &#8211; Partito socialista Grigioni (Svizzera) &#8211; Ass. Vereinigung Bündner Umweltorganisationen (Unione dei organizzazioni ambientaliste Grigionesi) (Svizzera) &#8211; Associazione Vereinigung Bündner Umweltorganisationen &#8211; IDV Italia Dei Valori &#8211; Ecodem &#8211; Ambientalisti per il Partito Democratico &#8211; Comitato Civico Lazzaro &#8211; Libera Reggio Calabria &#8211; PdCI Partito dei Comuni Italiani &#8211; Gruppo Scout Saline J. &#8211; Misafumera, camminando verso Sud &#8211; A.S.AKROMION (Reggio Calabria) &#8211; GAS Esperia &#8211; PD Partito Democratico Reggio Calabria &#8211; Calabria Etnica &#8211; Comitato civico Leone Sgrò (Fossato, Montebello J.) &#8211; San Giuseppe sas &#8211; Solarstatt (Svizzera) &#8211; Associazione Nuova S&#8217;Elia &#8211; WWF Grigioni (sez. Svizzera) &#8211; PRC Partito della Rifondazione Comunista &#8211; Associazione &#8220;Io Resto in Calabria&#8221; &#8211; Ass. mestri di speranza (RC)</p>
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