In una recente pubblicazione di Carmelo Neri, edita dalla Corab di Gioiosa Ionica, e intitolata Vincenzo Bellini – Memorie storiche e lettere allo zio Ferlito, con prefazione del Prof. Constantine P. Carambelas-Sgourdas, si leggono molte interessanti notizie sulla vita e sull’opera del celebre Catanese, che di certo saranno utili agli studiosi che in futuro si occuperanno di lui. Alcune riguardano anche il nostro conterraneo Francesco Florimo, famoso non solo perché fu un suo fraterno amico e compagno di studi a Napoli, ma anche per la bravura come compositore e didatta, per aver scritto lavori storiografici di gran valore, e come direttore della biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, di cui può considerarsi il fondatore. Con la sua diligente e instancabile attività e con abbondanti donazioni di ritratti e di preziosi cimeli di maestri italiani e stranieri, e di partiture musicali in parte autografe, ha fatto diventare il Conservatorio partenopeo uno dei più ricchi e dei più prestigiosi del mondo.
Florimo, a buon diritto ricordato come il più illustre figlio di San Giorgio Morgeto, ignorò per tutta la vita la sua vera data di nascita, essendo persuaso che fosse il 12 ottobre 1800, riportata in tantissime pubblicazioni. In questa nuova ricerca per la prima volta si chiarisce che nacque il 10 ottobre 1802, e può darsi che l’errore sia stato originato dall’aver mutato il “10” in “12” e il “1802” nell’erroneo “1800”. A conferma della veridicità di questo chiarimento, che serve a correggere un antico errore, basta tener presente che i suoi genitori, Michelangelo e Maria Antonia Oliva, si sposarono il 7 agosto 1800, e ciò è già sufficiente per escludere che la nascita del loro primo figlio sia avvenuta nello stesso anno. A tal proposito è giusto precisare che il merito di questa rivelazione, che Carmelo Neri si è solo limitato a divulgare, spetta a chi gliel’ha segnalata, ovvero al Dott. Giacomo M. Oliva, discendente del Sangiorgese.
Nella seconda delle due parti in cui è suddivisa questa pregevole edizione, Neri ha incluso e commentato con accuratezza tutte le lettere conosciute che Bellini inviò a suo zio Vincenzo Ferlito; nella prima parte, dopo le pagine dell’introduzione, ha approfondito alcune importanti memorie belliniane, compresa una in cui ha esaminato una spiacevole discordia tra Florimo e don Rosario Bellini, padre del grande operista. Accadde infatti che, a causa di malaugurati fraintendimenti o forse per effetto di cattive informazioni ricevute, don Rosario accusò il fedele amico di suo figlio di colpe gravi che l’autore di questo libro con prove inconfutabili ha dimostrato inesistenti.
Lo stesso Florimo, in tempo successivo e in circostanze che restano ancora oscure, fu costretto a consegnare, con molta probabilità a una persona molto interessata a impedirne la pubblicazione, circa quattrocento lettere ricevute da Bellini, mancanti nel suo epistolario nei cinque anni coincidenti con la durata della sua nota relazione sentimentale con Giuditta Turina, una donna sposata. Queste vicende nel libro sono raccontate con dovizia di particolari e convalidate da varie testimonianze. Infine in un’apposita Appendice del volume il lettore può leggere, benché solo in “facsimile”, il Testamento di Florimo, che contiene numerose curiosità, e dimostra che il testatore, morto a Napoli nel 1888, non solo lasciò un’eredità miliardaria al Conservatorio di San Pietro a Majella, ma fu anche molto generoso con i suoi numerosi parenti che vivevano in Calabria.
Ritengo ancora opportuno avvisare che di questa validissima novità libraria si parla anche in una lunga Intervista scritta, fatta all’autore dal Prof. Constantine P. Carambelas Sgourdas di Atene, che ha provveduto a farla pubblicare, in italiano, in greco e in inglese, in Critics Point, un periodico on-line, da lui diretto, al seguente indirizzo: https://critics-point.gr/sulle-tracce-del-divino-vincenzo-bellini-intervistaa-carmelo-neri/.

