• Ndrangheta

Ridisegnata la geografia “mafiosa”. Comandano i reggini. E’ stata stilata la nuova mappa criminale della Liguria, sono ventuno le “famiglie”
05/02/2012 , Il Quotidiano della Calabria

REGGIO CALABRIA – «In Liguria nell’anno appena trascorso si è registrato un aumento dei procedimenti a carico di esponenti della criminalità organizzata, in particolare nei confronti degli esponenti della ndrangheta, molto presente nel territorio in particolare nelle zone di Genova, Lavagna, Sarzana e Ventimiglia». A dirlo nei giorni scorsi era stato il presidente della Corte d’Appello di Genova, Mario Torti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Torti aveva messo in luce che anche in Liguria sono aumentati i reati riconducibili alla crisi economica: furti, truffe, rapine, ma anche bancarotte, frodi fiscale, usure. Circostanze che hanno portato gli investigatori a ridisegnare la geografia criminale della Liguria. Ventuno famiglie, buona parte riconducibili alla ndrangheta e qualcuna della Nuova camorra e della mafia siciliana che con la criminalità organizzata calabrese hanno stretto buoni rapporti di affari. Questa è in linee generali la nuovo mappa “nera” stilata dagli inquirenti liguri. Andiamo nello specifico. In provincia di Imperia sono le famiglie del Reggino, della Piana, di San Luca, Seminara e Palmi a fare la parte del leone: i Palamara impegnati nel traffico di stupefacenti, i Pellegrino- Barilaro, imprenditori nel settore del movimento terra e edile, i Mafodda di Palmi che hanno “casa” ad Arma di Taggia e gli Sgrò di Palmi, imprenditori edili fanno affari con i Tagliamento (Napoli), imprenditori immobiliari. Tra l’altro, proprio a Seminara, terra della sanguinosa faida tra i Pellegrino e i Gioffrè, nel 2007 i carabinieri avviarono un’indagine sui condizionamenti che la cosca Gioffrè operava sull’amministrazione comunale. In provincia di Savona, sono due le ndrine al lavoro: la famiglia Gullace, specializzata nelle estorsioni che ha radici a Cittanova e la famiglia Stefanelli, proveniente da Oppido Mamertina e Africo, imprenditori. A Genova lavora nel commercio il gruppo Gangemi, il cui capobastone presiede il locale di ndrangheta mentre il gruppo Nucera-Rodà controlla il locale di Lavagna ed è impegnato nel settore alberghiero. A questi due locali fanno riferimento i Monachella-Morso (gioco d’azzardo), i siciliani Fiandaca (ex fedelissimi dei Madonia, ristoratori in Liguria), i Macrì di Mammola, i Caci (prostituzione e riciclaggio), i siciliani Lo Iacono (lavori stradali e edilizia), i campani Agiollieri legati al clan camorrista Gionta, impegnati nel commercio ma anche i Facchineri e i potenti Canfarotta di Palermo che tanto denaro investono nel campo immobiliare. Alla Spezia il locale di ndrangheta di Sarzana è guidato dai Romeo, provenienti da Roghudi, imprenditori immobiliari come i De Masi di Sinopoli. Al locale fanno riferimento i campani Di Donna, che si occupano di videopoker e estorsioni. La presenza in Liguria di cellule criminali incomincia all’inizio degli anni Sessanta. A Ventimiglia è stato creato l’omonimo Locale. E qui è presente la struttura organizzativa, quella che viene denominata “camera di compensazione” che mette in comunicazione i locali di ndrangheta della Costa Azzurra. Con l’operazione Crimine del 2010 si conferma la presenza di una camera di controllo, con un referente che comunica le attività in Liguria con la sovrastruttura del Crimine in Calabria. A guidarla è Domenico Gangemi. Gradualmente nel corso degli anni la Liguria è diventata una delle piazze dove si ripulisce il denaro, un vera e propria piazza del riciclaggio del danaro sporco della ndrangheta. E a lanciare l’allarme nei mesi scorsi è stato anche il sindaco di Genova Marta Vincenzi. «Ci dobbiamo attrezzare perchè siamo di fronte ad una generazione di infiltrazione criminale che e’ molto più evoluta e in relazione alla quale la rintracciabilità del denaro che viene riciclato è sempre più difficile».       “Mimmo il verduraio” amante del business e della politica. Gangemi era il referente delle ndrine. Giurò nel 2009 nella Piana   REGGIO CALABRIA – Un atto ufficiale con tanto di giuramento. Un patto di sangue in piena regola. Domenico Gangemi, “Mimmo il verduraio”, il fruttivendolo di piazza Giusti a Genova, arrestato nell’operazione “Il Crimine” del luglio 2010, diventa il boss della ndrangheta in Liguria in un giuramento del 2009 in un agrumeto nelle campagne della Piana di Gioia Tauro, giuramento che anticipa il rituale vertice al santuario della Madonna di Polsi in Aspromonte. «Mi impongo su quella stella dolente e non dolente. Giuro che se non manterrò questo giuramento sarò ucciso nella maniera più atroce» dice Gangemi, e il boss dei boss Domenico Oppedisano replica: «Sì, sì, esatto!». Un giuramento per pochi, per l’elite che dovrà rappresentare la Calabria anche in Liguria. E in questo Gangemi manifesta tutta la sua fedeltà. Gangemi: «Noi (della Liguria) con la Calabria abbiamo tutta la massima collaborazione, tutto il massimo rispetto. Siamo tutti una cosa, noi siamo i calabresi». Oppedisano risponde: «In Liguria o a Rosarno, sempre da qua siete partito». Gangemi: «Quello che amministriamo in Liguria è a vantaggio della nostra terra. Non amministrano i liguri, amministriamo sempre noi calabresi ». Ma di ndrangheta in Liguria si parla poi successivamente anche quando i vertici si ritrovano per fare un bilancio. Ed ecco che entrano in gioco gli organi periferici. Vertici filmati per ore dalle forze dell’ordine. Secondo le prime informazioni, la “struttura” ndranghetista ligure, che si occupava essenzialmente di usura ed estorsione, era non solo la diretta emanazione delle ndrine di Reggio Calabria, ma aveva assunto la funzione di “camera di controllo” per la “locale” del Basso Piemonte. A coordinarla era proprio il fruttivendolo Mimmo Gangemi. E naturalmente la ndrangheta viaggiava di pari passo con la politica anche in Liguria. «…Il prezzo…Io ho tutto l’interesse che vada in porto quella (la raccolta di voti, ndr) a largo raggio, il discorso è solo… la batosta che devo mettere in campo…”. E’ il primo marzo 2010. Il e consigliere regionale della Liguria Alessio Saso (Pdl) è nella sede elettorale di Arma di Taggia. Sta intrattenendo una conversazione con Vincenzo La Rosa, mandato da lui da Domenico Gangemi. Saso è stato designato come candidato di punta della ndrangheta nel ponente della regione. La Rosa e Gangemi sono andati a garantirgli mille voti. Saso capisce al volo. Ed è pronto a pagare. Quando costano mille voti? Vuole sapere il “prezzo” perchè certamente sarà una “batosta”. Il livello di penetrazione della ndrangheta nel tessuto politico locale ligure è tutto riassunto in questa conversazione che precede di pochi giorni le elezioni regionali in Liguria del 30 marzo 2010 in cui Saso fu effettivamente eletto con 6330 voti, e che i carabinieri del Ros della Liguria hanno puntualmente annotato, dopo averla intercettata nell’ambito dell’indagine “Maglio 3? culminata con 13 arresti effettuati all’alba del 20 giugno 2011 che ha decapitato l’organizzazione criminale calabrese nelle province liguri. La conversazione è riportata nelle oltre diecimila pagine di allegati all’ordinanza di custodia cautelare del gip di Genova Nadia Magrini con cui sono stati arrestati i personaggi di spicco della ndrangheta da Sarzana a Ventimiglia. Scrivono i militari nelle note consegnate alla Dda ligure: «Gangemi Domenico ha appoggiato la candidatura di Saso Alessio promuovendola nella circoscrizione di Imperia ove lo stesso non aveva diritto al voto».       Al Comune di Ventimiglia si insedia domani la commissione d’accesso   VENTIMIGLIA (IMPERIA) – E’ atteso per domani, a Ventimiglia, l’insediamen – to della Commissione di Accesso che guiderà la città fino alle prossime elezioni, dopo che venerdì il Consiglio dei Ministri ha sciolto il comune perriscontrate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Tre i commissari: Giovanni Bruno, prefetto incaricato all’Agenzia Nazionale di regolamentazione del Settore Postale; Antonio Lucio Garufi, capo di Gabinetto della Prefettura di Genova e Luciana Lucianò, dirigente di seconda fascia della Prefettura di Asti. Lucianò conosce bene il Ponente ligure, avendo già ricoperto il ruolo di commissario ad acta e di sub commissario, all’epoca delle dimissioni dell’allora sindaco Claudio Borea. Domani, dopo una visita al Prefetto di Imperia, Fiamma Spena, la Commissione di Accesso si insedierà ufficialmente in Comune. Intanti ieri il sindaco Gaetano Scullino ha tenuto una conferenza stampa. «Sono certo della bontà delle decisioni che abbiamo preso, ho controllato personalmente il 90% delle delibere assunte e sono sicuro che non c’èun solo atto contro la legge – ha spiegato – E’ da 15 mesi che questa amministrazione è sotto esame, è giusto che la magistratura controlli, perchè questa non è casa nostra. Abbiamo controllato – ha proseguito – tutti i lavori e le ditte che hanno partecipato agli appalti, me ne vado via con grande amarezza ma consapevole di aver fatto soltanto il bene della città». «Non ho mai ricevuto intimidazioni e non ho mai dormito con la pistola sotto il cuscino» ha poi sottolineato. Quanto all’attentato avvenuto qualche anno fa, ai danni del direttore generale, Marco Prestileo, il primo cittadino ribadisce di «non aver mai ricevuto intimidazioni da parte di alcuno», spiegando anche di «non essere nella condizione di sapere le motivazioni di quell’attentato » anche «perchè a seguito di quegli spari,nessuno è venuto a farci cambiare la linea amministrativaoa chiederciqualcosa.Al mio direttore generale va la più grande fiducia e lo ringraziamo per quello che ha fatto. La Prefettura ha elaborato un protocollo per la legalità che sono stato tra i primi a firmare, ma non posso sconfiggere la criminalità di Ventimiglia».

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